Sarri frena e la Lazio lo rassicura: “Reagiremo"

Confronto di mezz’ora a Piacenza: Mau non voleva appesantire il clima dopo lo sfogo in Daminarca, concentrandosi sulla Cremonese
Sarri frena e la Lazio lo rassicura: “Reagiremo"© ANSA
4 min
Fabrizio Patania
TagscalcioLaziocremonese

ROMA - Sarri, in versione elettricista, sta cercando il guasto. In Danimarca s’è spenta di nuovo la luce della Lazio. Black out. Cinque gol al passivo con il Midtjylland, girone di Europa League tornato in discussione e, ancora peggio, sono riemersi i fantasmi del passato. Predisposizione naturale al crollo. Non se l’aspettava. Non sono bastati otto acquisti e un altro passo verso la rivoluzione concordata con Lotito per svoltare. “Vecchie abitudini” sono state definite nel ritiro blindatissimo di Piacenza, dove la Lazio si trova dall’alba di venerdì per preparare la trasferta di Cremona, ultimo impegno di campionato prima della sosta. Niente ritorno a Roma. Le scuse agli ultras nell’Arena di Herning e lo sfogo post partita. «Non abbiamo rappresentato in modo degno il nostro popolo».

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La chiave psicologica

Sarri ha accusato i giocatori. Ha parlato di presunzione e di superficialità, di “tocchetti” senza affondare, di mentalità sbagliata e anche di un germe insinuato all’interno dello spogliatoio, facendo venire in mente potesse riferirsi a Luis Alberto, mai pienamente inserito nel suo sistema. Eppure decisivo. Niente di personale o di cattivo da pensare. Gli atteggiamenti superficiali sono della squadra. Eccessi di sicurezza e di autostima. Pretendeva e chiedeva umiltà. Ecco dove nascono le perplessità. La Lazio, pensa Mau, era convinta di controllare (e vincere) facilmente. Invece no. È stata travolta dal Midtjylland. Una delle pagine peggiori nella storia europea del club biancoceleste: non subìva cinque gol dal Duemila, quando crollò al Mestalla di Valencia. Quarti Champions, due mesi dopo sarebbe arrivato lo scudetto di Eriksson. Una bella differenza. Anni luce.

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Il confronto

Sarri cercava continuità. La stagione era partita bene, lo squadra lo segue. S’è ritrovato senza preavviso al punto di partenza, pieno di dubbi, di inquietudini. Come a fine luglio, quando prese quattro gol dal Genoa in amichevole. I colloqui, iniziati durante la notte di Herning, sono proseguiti a Piacenza. Alle 16 lezione video in albergo. Trasferimento allo stadio Garilli. Alle 17,40 la Lazio era in campo per allenarsi. Il confronto è durato mezz’ora, massimo quaranta minuti. Toni contenuti, dicono. Poi vai a capire. La linea di condotta era emersa dalle prime ore del mattino. Aveva una logica e una coerenza.
Sarri, dopo essersi reso conto di essere stato troppo duro in pubblico, ha trattenuto il freno. Si è preoccupato di spostare l’attenzione verso la Cremonese. Non voleva appesantire il clima. Domani c’è un altro appuntamento. Saliranno 2500 laziali allo stadio Zini. Vietato il bis. La squadra biancoceleste ha bisogno di rialzarsi, di riabilitarsi e non perdere altro terreno in campionato. Questo il motivo che avrebbe spinto Sarri a smorzare i toni nel ritiro organizzato, ironia del destino, vicino a casa della famiglia di Simone Inzaghi, di cui ha preso il posto. La squadra, con i capitani Immobile e Milinkovic in testa, avrebbe promesso la reazione immediata.

Cremonese-Lazio, la probabile formazione di Sarri
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L’intensità

Un interrogativo di natura tattica resta. Dovrà risolverlo Sarri se per questione psicologica si riferisce all’applicazione richiesta dal suo sistema di gioco. Sofisticato, meraviglioso quando funziona. Servono sincronia, addestramento, ritmi alti, intensità. Diventa vulnerabile appena le distanze si scollano e non c’è la solita attenzione senza palla. Il suo modello nasce dalla scuola di pensiero di Arrigo Sacchi. Mau non allena quel Milan e trent’anni fa si giocava molto meno. È possibile sostenere il suo calcio tre volte a settimana o sono crolli fisiologici? Con Chelsea e Juve, per vincere, scelse il compromesso. Con la Lazio è finito nella terra di mezzo.

Lazio in ritiro a Piacenza
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Lazio in ritiro a Piacenza


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