I pensieri di Inzaghi e la Lazio del futuro

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I pensieri di Inzaghi e la Lazio del futuro
Stefano Chioffi
4 min

La lettera di Zhang sui problemi nati con gli avvocati del fondo americano Oaktree e il possibile cambio di proprietà dominano i pensieri dei giocatori dell’Inter: un prestito di 375 milioni, in scadenza domani, che è l’altra faccia di una domenica di festa per il ventesimo scudetto. Ma la squadra di Inzaghi, che ha dettato legge in campionato, non si è fatta distrarre da questo clima di incertezza legato al futuro del club. Il gol di Dumfries ha bilanciato nel finale una partita che la Lazio ha provato a tenere in pugno grazie alle parate di Provedel e a un tiro di Lautaro finito sul palo. La perfezione esiste solo alla playstation, ma è innegabile che in due mesi il gruppo di Tudor abbia compiuto progressi: diciassette punti in otto giornate, basterà un pareggio contro il Sassuolo per centrare la qualificazione in Europa League davanti a Eriksson, ospite d’onore all’Olimpico. Certo, i rimpianti non mancano: Castellanos ha sprecato il contropiede del 2-0 e le sostituzioni di Kamada e Gila si sono rivelate un errore. Anche a Monza la Lazio si era fatta rimontare negli ultimi minuti. Dal colpo di testa di Djuric a quello di Dumfries. Due vittorie bruciate che non devono condizionare i giudizi sulla crescita globale di una squadra che l’11 marzo, dopo la sconfitta con l’Udinese, era scivolata al nono posto e aveva un distacco di quattro punti dal Napoli e di tre dalla Fiorentina.
Mentalità, pressing, energia. Tudor è riuscito a introdurre un’altra filosofia tattica e ha maturato spesso decisioni coraggiose, come quella di affrontare l’Inter senza Immobile, Luis Alberto, Guendouzi e Felipe Anderson. Kamada è il manifesto di questa rivoluzione: da comparsa a leader, da riserva a centrocampista totale. Dinamismo, intensità, costruzione, tackle, tempi di inserimento. Il gol del giapponese all’Inter racchiude tanti significati. Daichi è stato restituito al suo ruolo naturale, dopo l’idea sbocciata in estate di consegnargli l’eredità di Milinkovic. Ha ricominciato a fare la differenza come nel periodo all’’Eintracht, si è preso le chiavi del 3-4-2-1, ha dimostrato di riuscire a incidere da mediano-regista e da mezzapunta.
Ora, però, si deve progettare la prossima stagione. A livello manageriale il direttore sportivo Fabiani ha spiegato che la Lazio lavorerà nella stessa direzione del Feyenoord e del Bayer Leverkusen. Una politica che si basa su tre concetti: la ricerca di talenti, la capacità di favorire un ricambio generazionale anche attraverso il settore giovanile e il player trading. Caratteristiche che hanno permesso al Feyenoord di ritagliarsi uno spazio anche all’estero: è stato il primo club olandese a vincere la Coppa dei Campioni, nel 1970, con Van Hanegem a centrocampo e Happel in panchina. Nel 2023 ha conquistato la Eredivisie e si è assicurato giocatori come Gimenez, Wieffer, Hancko e Timber, anticipando le società più ricche.
Missione ambiziosa e impegnativa, quella annunciata da Fabiani, che ha studiato anche il modello Bayer, in grado di lanciare Havertz (venduto nel 2020 per ottanta milioni) e Wirtz. La squadra di Xabi Alonso non perde da 51 partite, ha vinto la Bundesliga, mercoledì sfiderà l’Atalanta a Dublino nella finale di Europa League e sabato potrebbe alzare la Coppa di Germania contro il Kaiserslautern. Ha un budget e un fatturato che si avvicinano ai parametri della Lazio. Negli affari ha dimostrato un istinto geniale: da Frimpong a Grimaldo (preso da svincolato), da Palacios a Tapsoba, da Boniface a Hincapié, da Adli a Xhaka, che nell’Arsenal non aveva legato con Arteta. Decisivi i tempi di manovra: dovranno essere più agili, rispetto al recente passato, se la Lazio vorrà realmente riconoscersi nei metodi del Feyenoord e del Bayer. Competenza e scouting. Il traguardo è scoprire subito altri Gila e Mandas: il primo lo aveva scelto Tare, il secondo lo ha scovato Fabiani. Prospettiva affascinante, a patto però che non si chieda ai tifosi di accettare il rischio di un anno di transizione.


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