Lazio, la mossa di Baroni: Pedro con  Dia in attacco

Il tecnico studia la squadra che sfiderà l’Inter domani nei quarti di Coppa Italia. Possibili novità davanti: Noslin non convince
Daniele Rindone
5 min

Decisivo col Napoli, sigla d’artista. Decisivo a Venezia, ciabattata da oratorio. Dia non perdona, Dia va perdonato. Quantomeno lui ci arriva davanti alla porta, bene o male tira. E alla Lazio serve un centravanti che ci provi e ci riesca. Taty non c’è e non ci sarà fino alla sosta, il rientro anticipato è un augurio, non proprio una probabilità. Dia deve sdoppiarsi e ha subito l’occasione per rifarsi, è domani a Milano contro l’Inter. Sta a Baroni decidere se farlo rigiocare da trequartista con Pedro centravanti o viceversa. Noslin è passato dal sentirsi dire dal tecnico «ora giocherà, ha la mia fiducia» e poi «devo alleggerirgli la pressione, deve stare tranquillo e lavorare». Questo prima e dopo la partita di Venezia. La previsione più logica è immaginarlo in panchina a San Siro sia domani che domenica. 

L'attesa per Milano

Senza Taty e con Noslin in difficoltà non restano che Pedro e Dia da utilizzare nel 4-2-3-1. Nel ruolo si sono esibiti entrambi. Il glorioso Pedro interpretandolo in stile Guardiola, il senegalese da punta pura. Due interpretazioni diverse, quale possa essere la migliore per domani tocca stabilirlo. L’assenza di Taty è ancora più pesante rispetto a quanto potesse sembrare, crea un cortocircuito tattico. Nel 4-2-3-1 i suoi movimenti sono determinanti per garantire quel gioco di ruoli ad incastro che caratterizza il baronismo. Noslin non è per niente adattabile, gira a vuoto, si perde, non è universale. Lo è Pedro, è una citazione di Baroni: «Sa fare tutto». Dia è anche un centravanti d’incontro. «Qualcosa dobbiamo modificare per andare incontro alle caratteristiche di giocatori che sono diversi da Taty, questo è sicuro», la traccia data da Baroni sabato sera. Ogni mossa è rinviata ad oggi, la ripresa di ieri mattina è stata utile solo per smaltire le fatiche. Il tecnico ha solo un giorno per preparare la sfida con l’Inter e in 24 ore si può toccare poco o nulla. Il 4-2-3-1 non appare modificabile fin quando non rientrerà Vecino. Il turnover è applicabile, ma in che misura? La partita di domani è secca, la prima da dentro o fuori. Ci saranno dei cambi, bisogna quantificarli.

I ballottaggi

I ballottaggi. Baroni ha cancellato Venezia dicendo «offensivamente è mancato un po’ di ritmo, dobbiamo recuperare energia, rientriamo in campo in una competizione a cui teniamo». E’ scontato credere che confermerà Mandas in porta, il ribaltone non era pensato con l’idea di alternare i portieri, ma a medio termine. Le fasce vanno blindate il più possibile. A destra Marusic garantisce equilibrio, Lazzari scalpita dopo l’infortunio, è più spericolato. Contro Dimarco (se giocherà) non si può sbagliare scelta. Vale lo stesso a sinistra contro Dumfries (a meno che riposi in partenza). Anche Inzaghi è chiamato a ragionamenti, è la settimana del big match di Napoli. In alternativa può pensare a Darmian a destra o a Zalewski a sinistra. In campionato Tavares era stato schiacciato da Dumfries, ko tecnico. Il portoghese si è eclissato, la versione di Venezia è impresentabile. Ma l’alternativa a Tavares è Marusic (con Lazzari a destra). Questo perché Hysaj è out e perché Pellegrini, utilizzabile in Coppa Italia non servendo liste, è finito ai margini per motivi di condotta. Oggi si capirà se andrà in panchina, difficile immaginarlo in campo da titolare. A centrocampo rientrerà Rovella, era squalificato in campionato. Guendouzi è irrinunciabile a meno che non si decida di dare una chance (meritata) a Belahyane dopo quanto fatto vedere a Venezia. «Sono contento per l’ingresso di Reda, ha fatto una gara ordinata», la promozione di Baroni. Le ali funzionano più di ogni altra cosa in questo momento: Isaksen ha carburato, Zaccagni è Zaccagni. Da Pedro e Dia passa il dilemma più amletico di tutta la settimana da vivere ripetutamente a Milano.

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