"Salire e scappare", ma non solo: le frasi di Sarri gridate alla Lazio in allenamento

Questi i due verbi per comandare la linea difensiva. E arrivano già i primi esperimenti: Belahyane provato come mezzala destra e Noslin ala sinistra
Fabrizio Patania
Fabrizio Patania

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Pubblicato il 15.07.2025, 07:38

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INVIATO A FORMELLO - Il mozzicone della sigaretta ancora fumante. Sarri, appena sbucato dagli spogliatoi di Formello, è accanto alla panchina. Si guarda intorno. Romagnoli, uno dei suoi fedelissimi, gli dice qualcosa e sorride. Sono le 17,59. Mau spacca il minuto. Cappellino celeste della Lazio per ripararsi dal sole. Il termometro a Formello segna 33 gradi. Niente occhiali da vista. Ricomincia 488 giorni a distanza dall’ultima volta, era il 12 marzo 2023 quando decise di dimettersi dopo una notte insonne, il ko con l’Udinese e i fischi dell’Olimpico. Si sentiva svuotato, segnato dai dolori vissuti in famiglia nelle settimane precedenti e dalla routine quotidiana che aveva appiattito la Lazio, a fine ciclo e capace di svegliarsi solo davanti ai grandi appuntamenti della Champions. Ora appare in forma, sta bene dal punto di vista fisico, forse ha perso un paio di chili rispetto a sedici mesi fa. All’interno dello spogliatoio lo hanno ritrovato carico, di buon umore e con la voglia giusta, altrimenti avrebbe sarebbe rimasto a Castelfranco di Sopra. Impatto positivo. I giocatori sanno che Maurizio è tornato per ritirare su la Lazio. È una sfida complicata, ma affascinante. Nessuno si accontenta.  

Lazio, Sarri valuta i suoi giocatori

L’ufficio stampa ci invita a entrare dentro la nuova area ospitalità dello stadio Fersini, ristrutturato. Poltroncine in pelle, spine e tavoli per appoggiare il computer, aria condizionata. Comodissimo e bello, ma domina il silenzio. Dietro la vetrata si perde il contatto con il campo e non si ascoltano gli ordini del Comandante. La Lazio comincia il riscaldamento palleggiando. Squadra divisa in tre gruppi da otto giocatori. Mau, braccia conserte, cammina su e giù per controllarli tutti, uno per uno. Li guarda e li scruta da vicino. Parla poco, pochissimo. Allarga le braccia, si spazientisce quando vede un passaggio fiacco o sbagliato. La palla deve viaggiare rasoterra e veloce, ci vuole il piattone per indirizzarla bene. Vecchi insegnamenti, niente sembra cambiato. Il solito Mau. Il ds Fabiani si è appena seduto in panchina, seguito da Alberto Bianchi, il suo principale collaboratore.