Lazio, Guendouzi è l'insostituibile di Sarri: non lo toglie mai© Getty Images

Lazio, Guendouzi è l'insostituibile di Sarri: non lo toglie mai

Il francese garantisce rendimento e mentalità vincente: a Burnley 90 minuti in campo, quest'anno vuole segnare almeno cinque gol
Fabrizio Patania
 
ROMA - È l ’insostituibile della Lazio. Sarri, come Baroni, non lo toglie mai. Novanta minuti in campo con il Burnley, l’unico a non essere stato rimpiazzato. Guendouzi ha corso dall’inizio alla fine, era già entrato in clima campionato, come si è visto quando Cancellieri ha risolto in contropiede l’amichevole del Turf Moor. Uno scatto per raggiungerlo e abbracciarlo. Neppure sotto minaccia il francese accetta di uscire, il teorema vale in estate come d’inverno. Era stato utilizzato a tempo pieno anche a Frosinone nel test con l’Avellino, risolto al novantesimo su rigore. Palla a Matteo, perché Zaccagni era già uscito. Sarri, almeno in Turchia, gli ha risparmiato (si fa per dire) gli ultimi 22-23 minuti con Fenerbahçe e Galatasaray: doppia amichevole nel giro di 72 ore, deve essere stato complicato per Guendouzi digerire il cambio, ma doveva lasciare il posto a Belahyne, con cui condivide le origini franco-marocchine.

 

 

 

Il prestigioso curriculum di Guendouzi

Matteo a Istanbul ha mostrato la faccia feroce che tanto piace ai tifosi della Lazio. È un leader. Mentalità vincente, carattere, temperamento. Non si arrende mai. Un combattente, ma anche centrocampista completo. Sa contrastare, organizzare la manovra, andare all’assalto, pressare. È forse l’unico giocatore di livello internazionale oggi sotto contratto a Formello, uno dei migliori in Europa e nel campionato di Serie A, come ha dimostrato a lungo nella passata stagione. Al top per rendimento, in coppia con Rovella, da settembre a febbraio-marzo. Erano solo in due a reggere la squadra e il calo alla lunga è diventato inevitabile, ma si parla troppo poco del suo valore. Nel mondo della Lazio, pervaso da contestazioni, veleni e disfattismo, viene quasi sottovalutato. Eppure parla il suo curriculum: è cresciuto nelle giovanili del Psg, era stato eletto in Premier con l’Arsenal alla scuola di Emery, ha proseguito con Hertha Berlino e Marsiglia prima di sbarcare nel 2023 alla Lazio, dove era scoccata la scintilla con Sarri. Matteo era uno dei più arrabbiati all’epoca delle dimissioni di Mau. Minacciò di lasciare Formello se fosse rimasto Tudor dopo l’estate ed è stato contentissimo del ritorno del Comandante. Una garanzia.


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Obiettivo, tornare a segnare

Mau gli ha dato tanto, dal punto di vista tattico, e lo può aiutare a crescere ancora nei prossimi mesi. Gli manca solo l’attitudine al gol per consacrarsi. Appena una rete realizzata in 37 partite da titolare nel passato campionato. Ne saltò soltanto una per scontare la squalifica rimediata per somma di ammonizioni. Sarri gli chiederà un contributo superiore in fase realizzativa. Guendouzi, dopo l’amichevole con il Galatasaray, ha fissato l’obiettivo: «Quest’anno vorrei realizzare almeno 5 gol». Progetto ambizioso. Sarebbe uno step determinante per la Lazio, senza grandi realizzatori in attacco e con un centrocampo poco produttivo negli ultimi trenta metri. Da interno di una linea mediana a tre, il francese avrà maggiori possibilità e spazi per sganciarsi e andare a cercare il tiro.

Ultimo top rimasto in rosa

Se Fabiani non ha ancora trovato il degno erede di Luis Alberto, altri Milinkovic non esistono in giro per l’Europa e forse il serbo non poteva essere sostituito meglio. Guendouzi è stato un colpo vero, lo cercavano club di livello superiore, ha mercato in Inghilterra, è rimasto contento alla Lazio anche se la mancata partecipazione alle coppe europee gli peserà. Per ancorarlo a Formello, servirà tornarci in fretta e mettere giù un vero piano di rilancio orchestrato da Sarri.

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ROMA - È l ’insostituibile della Lazio. Sarri, come Baroni, non lo toglie mai. Novanta minuti in campo con il Burnley, l’unico a non essere stato rimpiazzato. Guendouzi ha corso dall’inizio alla fine, era già entrato in clima campionato, come si è visto quando Cancellieri ha risolto in contropiede l’amichevole del Turf Moor. Uno scatto per raggiungerlo e abbracciarlo. Neppure sotto minaccia il francese accetta di uscire, il teorema vale in estate come d’inverno. Era stato utilizzato a tempo pieno anche a Frosinone nel test con l’Avellino, risolto al novantesimo su rigore. Palla a Matteo, perché Zaccagni era già uscito. Sarri, almeno in Turchia, gli ha risparmiato (si fa per dire) gli ultimi 22-23 minuti con Fenerbahçe e Galatasaray: doppia amichevole nel giro di 72 ore, deve essere stato complicato per Guendouzi digerire il cambio, ma doveva lasciare il posto a Belahyne, con cui condivide le origini franco-marocchine.

 

 

 

Il prestigioso curriculum di Guendouzi

Matteo a Istanbul ha mostrato la faccia feroce che tanto piace ai tifosi della Lazio. È un leader. Mentalità vincente, carattere, temperamento. Non si arrende mai. Un combattente, ma anche centrocampista completo. Sa contrastare, organizzare la manovra, andare all’assalto, pressare. È forse l’unico giocatore di livello internazionale oggi sotto contratto a Formello, uno dei migliori in Europa e nel campionato di Serie A, come ha dimostrato a lungo nella passata stagione. Al top per rendimento, in coppia con Rovella, da settembre a febbraio-marzo. Erano solo in due a reggere la squadra e il calo alla lunga è diventato inevitabile, ma si parla troppo poco del suo valore. Nel mondo della Lazio, pervaso da contestazioni, veleni e disfattismo, viene quasi sottovalutato. Eppure parla il suo curriculum: è cresciuto nelle giovanili del Psg, era stato eletto in Premier con l’Arsenal alla scuola di Emery, ha proseguito con Hertha Berlino e Marsiglia prima di sbarcare nel 2023 alla Lazio, dove era scoccata la scintilla con Sarri. Matteo era uno dei più arrabbiati all’epoca delle dimissioni di Mau. Minacciò di lasciare Formello se fosse rimasto Tudor dopo l’estate ed è stato contentissimo del ritorno del Comandante. Una garanzia.


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