Sarri pensa ad una doppia Lazio: la mossa Pedro e le novità© LAPRESSE

Sarri pensa ad una doppia Lazio: la mossa Pedro e le novità

Il tecnico valuta varie soluzioni per trovare la strada giusta: alla Lazio serve più pericolosità offensiva
Daniele Rindone
4 min

Da Sarrismo a camaleontismo. Sarri ripartirà dal 4-3-3, tenendolo sotto esame, lasciando fino all’ultimo sulle spine Dele-Bashiru. Ma l’unica alternativa è Belahyane mezzala perché Vecino non è pronto. Mau terrà anche pronto il 4-2-3-1 in corsa. Due moduli, un’opzione che ha già utilizzato a Como quando è entrato Dia. A destra c’era Pedro, a sinistra Zaccagni, davanti Taty. Non ha dato molti frutti. Ma l’opzione resta, può essere riproposta con una novità: Pedro trequartista e non Dia. Pedrito è il jolly da calare negli ultimi 20-30 minuti con il suo passo elettrico, il dribbling fulminante, la rapidità da sprinter. Da ala, quando hai 38 anni, si fa più fatica. Da trequartista può funzionare meglio e produrre gli assist che stanno mancando, i palloni che non arrivano ai centravanti. E’ ormai eterno il problema dei gol mancanti, è l’ingranaggio più ingrippato. Baroni aveva utilizzato Pedro al centro regalandogli la possibilità di allungare la carriera. Sarri gli aveva promesso che l’avrebbe utilizzato all’occorrenza nello stesso ruolo. Può essere arrivato il momento.

Il leader

Pedrito è diventato una specie di creatura mitica, non solo magica. E’ stato prodigioso l’anno scorso, segnando 14 gol, 10 in campionato, centrando il record di gol da subentrato (9). Lui stesso si sente un simbolo identitario. Tiene il passo dei tempi, ha ancora la leggerezza di chi vive la quotidianità dell’allenamento con piacere. Ha ancora voglia di andare a caccia dell’oro, gol e vittorie, trofei. Da anni ha accettato il ruolo da gran riserva, da jolly decisivo. E’ semplice il suo segreto, non ha segreti: «Non ne ho, è l’ambizione pura. La voglia di vincere. Ma sono consapevole di non avere più l’energia di quando avevo vent’anni. Non posso fare quattro partite di fila per 90 minuti perché poi sarei stanco e avrei dolori. È un dato di fatto. Ora gioco 25 minuti e mi diverto, mentre prima giocavo 25 minuti e mi sentivo vuoto».


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Il piano

Pedrito la mossa che prima o poi serve. Sarri lo tiene in caldo, ha preparato accorgimenti tattici per il 4-3-3 e per il 4-2-3-1 d’emergenza. Nel primo modulo è previsto il rientro di Rovella al posto di Cataldi e c’è da capire se sarà bocciato Dele-Bashiru in favore di Belahyane, mediano dotato di palleggio. Ma prima di tutto Sarri chiede alla squadra una grande presenza nervosa. La solidità dev’essere mentale, morale, serve capacità di soffrire e reagire, occorrono motivazioni e attitudine alla tensione. Il primo obiettivo è essere affamati, senza questo elemento distintivo i moduli non servono. Sarri ha preso tempo dopo Como dicendo «magari fra due mesi non saremo questi». Non sa ancora quali saranno le caratteristiche di questa squadra. Se riuscirà a palleggiare e fabbricare occasioni da gol in verticale. Se troverà la via del gol cercando la profondità diversamente, con lanci o di rimessa. Magari con entrambe le soluzioni in base a stato di forma, partite, avversari. Mau aspetta il Verona per rimettere alla prova tutto e tutti. Mercoledì, dopo il discorso della mattina e la lezione video pomeridiana, ha visto segnali di reazione. C’era un bel clima in campo. L’effetto contraccolpo di solito si realizza positivamente, è successo spesso con il Comandante. Ha aperto una nuova era. Meno rigidità e severità, meno conservatorismo. E’ obbligato a farlo, guida una squadra che non è stata costruita per lui, non può cambiare fino a gennaio e non sa ancora quanto potrà cambiare. Deve proteggere lo spogliatoio e trovare nuove risorse.


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