© LAPRESSE Lazio, ecco il nuovo Sarri: hombre vertical, come ha cambiato la squadra
Sa rri oltre le colonne d’Ercole del sarrismo. Un gioco senza tanti preliminari, senza l’ipnosi dei passaggi orizzontali, della bellezza a tutti i costi, cedendo alla sola legge della vittoria, senza per questo doversi piegare alla bruttezza della prestazione. E’ la Lazio che a Como aveva creato gli unici pericoli, è la Lazio che ha schiantato il Verona. Palla alta, lanci lunghi, qualche sventagliata, cross, sponde, contropiede. Un gioco più pratico ed efficace, adatto al momento storico e alle caratteristiche dei giocatori. Questa Lazio di Sarri è un qualcosa che dev’essere e che non è già. Che non ha palleggiatori fini, trequartisti d’oro. E’ una Lazio che deve costruire un buon numero di giocatori e fin quando non li avrà costruiti dovrà essere una squadra di realismo più che di sarrismo.
I numeri della Lazio: così è cambiata
Le verticalizzazioni immediate s’erano notate nelle amichevoli estive, soprattutto in Turchia. A Como, nell’intervallo, con la Lazio sotto nel gioco, surclassata, Sarri ha dato un ordine: «Giochiamo in profondità». Un paio d’assalti di Zaccagni e il gol di Taty (annullato) sono nati così. Era stato Gila a smarcarlo lanciando dalla difesa. Ieri è stato Rovella a lanciare su Taty, bravo ad aprire lo spazio a Guendouzi. Il secondo gol, in contropiede. Ebosse ha ciccato il passaggio, Taty s’è avventato sul pallone, finito sui piedi di Dele-Bashiru. E’ entrato in azione Zaccagni e ha ispirato il triangolo (rifinito con la rabona dell’argentino), poi chiuso da lui stesso. Profondità, contropiede, nuove armi del nuovo sarrismo, adattato alle esigenze. Mau già alla vigilia aveva parlato di sviluppo di gioco e non di modulo: «La mia esperienza alla Lazio non è mai stata di grande palleggio, quando parlo di come giocare non parlo del modulo ma di come si sviluppa il gioco. Io a Como già nel primo tempo avevo capito che potevamo far male agli avversari solo attaccando la profondità». Italiano sulla profondità ha costruito la vittoria del Bologna contro il Como.
La svolta della Lazio con il Sarri bis
Mau nella conferenza di sabato l’ha detto: «Se la squadra non ha le caratteristiche adatte a me vuol dire che ha sbagliato chi mi ha chiamato». E’ rimasto e il cerino adesso è in mano a lui. Non crede che manchi qualità, è da affinare. Ha fissato degli obiettivi, vuole che si acquisisca «lucidità nelle scelte». Dopo Como e ilVerona ogni giudizio va sospeso in attesa di vedere altre prove. I numeri di C della prima giornata sono stati soppiantati da numeri opposti, ecco perché Sarri ha detto che tutte e due le partite «vanno prese con le molle». Col Verona i passaggi totali sono stati 702, quelli riusciti 643. I passaggi nella metà campo avversaria sono stati 405, la precisione dell’88,4%. I palloni giocati in avanti (riusciti) 303. I passaggi lunghi, per centrare uno dei punti del cambiamento, sono stati 81 tra il Como e il Verona: 33 nella prima partita, 48 nella seconda. Sarri sfrutterà la pausa per lavorare a 360 gradi. L’attacco della profondità, finché i sincronismi non miglioreranno, sarà un’arma. In difesa ha spiegato che i meccanismi funzionano in allenamento, quando la linea lavora senza avversari, solo orientando i movimenti sul pallone. In partita riesce meno, la linea a 4 lavora un po’ sul pallone e un po’ sull’avversario. Prima il Sassuolo fuori, poi il derby. I lampi di domenica dovranno essere confermati a Reggio Emilia, prova generale della partitissima.
