Lazio, inizia il mese della verità: la strategia di Sarri
Pazza idea: provarci a San Siro. E va bene che la missione appare impossibile, che tutti ridacchiano, ma Sarri un tentativo vuole farlo. “Chi te lo fa fare?“ si sente ripetere da giugno. Eppure ci prova e qualche soddisfazione se la sta togliendo: i brividi fatti correre a Gasp e alla Roma in un derby sfortunato, il pari di Bergamo, il ko alla Juve, i 12 punti nelle ultime sei partite, i sei cleah sheet, 4 consecutivi, un ottavo posto che vale come risalita dal pozzo. Sarri, gabbato da Lotito in estate, da tutti o quasi trattato come sconfitto in partenza, ex profeta che tutti pensavano di suonare, con la sua Lazio mutilata e dimezzata da infortuni e varie, si presenterà domenica a casa dell’Inter seconda, squadra col miglior attacco. I biancocelesti non battono i nerazzurri a San Siro in A dal 31 marzo 2019, gol di Milinkovic. Da quel giorno 4 vittorie dei padroni di casa e due pareggi. Sono gli ultimi registrati il 19 maggio 2024 e il 18 maggio scorso. Questo precedente risale a Tudor, è stato lui a fermare Inzaghi a maggio costringendolo a dire addio allo scudetto.
L’impresa
A San Siro ci torna Sarri e se fosse rimasto fermo alla realtà la Lazio oggi sarebbe nelle sabbie mobili della classifica. La striscia di sei risultati utili è valsa la proiezione alle porte dell’Europa. Dall’Inter in poi la Lazio si troverà ad affrontare Lecce in casa, due volte il Milan tra campionato e Coppa Italia, a San Siro e all’Olimpico, poi il Bologna sempre in casa. Questo dal 9 novembre al 7 dicembre, con in mezzo la pausa. Per il resto del mondo la missione “Inter” non è proprio possibile, ma Sarri vuole provare a fare il guastafeste in questo campionato, il rompiscatole. Non ha nulla da perdere, tutto da guadagnare. Ha creato una Lazio in contrasto ideologico con il sarrismo, più pratica, tutta difesa e contropiede tranne rari momenti di palleggio. La nuova forza di Sarri, che un tempo veniva rimproverata come debolezza, è la capacità di annullarsi e di adattarsi ancora di più ai giocatori, più di quanto fatto in passato. Ha applicato metodi opposti rispetto alle sue leggi calcistiche, lontanissimi tra loro e in teoria incompatibili. Ma stanno iniziando a funzionare. Sarri ha la terza difesa del campionato e nessuno in Italia ha fatto registrare sei clean sheet. E’ partito dai giocatori senza ancora arrivare al gioco, innanzitutto per raggiungere lo scopo del teorema: il risultato. Con una coperta troppo corta per ogni stagione, mettendo, togliendo, spostando, inserendo, inventandosi ruoli e rispolverando giocatori, è riuscito a tenere in equilibrio il debole castello di carte che s’è trovato a gestire. C’era il rischio che la squadra subisse valanghe di gol, è riuscito a blindarla. La fase difensiva è la base portante della Lazio. La prova del nove si avrà a San Siro contro l’armata che sta segnando di più. Da provare a colpire in contropiede.
Il futuro
Sarri cerca conferme di crescita, ma ha un solo obiettivo quest’anno: creare un gruppo di 6-7 giocatori cu cui ricostruire. Vuole farlo anche per tornare a essere quel che è stato e a rifare quel che ha fatto. Per rispondere in una volta a chi l’aveva scaricato pensandolo ormai debole, predestinato alla resa. Sarri si è reimpiegato e reinventato per l’emergenza. Da allenatore funambolico, del calcio come spettacolo, ad allenatore picaresco, del risultato a tutti i costi. Una delle più belle lezioni di quest’anno.
