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Udinese-Lazio, legittimo sospetto

Leggi il commento sulla squadra di Sarri dopo l'1-1 di campionato
Franco Recanatesi
Franco Recanatesi

4 min

Pubblicato il 28.12.2025, 09:15

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Ancora una volta la Lazio grida al ladro al ladro senza che i carabinieri accorrano. Quello preso al 95’ è un gol farlocco secondo i più, regolarissimo secondo altri fra i quali l’arbitro Colombo e i suoi colleghi della sala Var. Si disputa, nel dopo partita, sul tempo che passa fra il pallone sul braccio di Davis e il tiro vincente dello stesso attaccante, dirimente che rende e renderà sempre discutibile uno degli articoli più strampalati del regolamento.

Il finale thrilling si è rivolto ancora una volta contro la Lazio, che con gli arbitri non ha davvero fortuna. Onestamente non ha sgobbato molto, la squadra di Sarri, per vincere la partita, anche se solo una paratona del quarantenne Padelli, portiere d’antan, su un fendente di Isaksen non ha regalato alla Lazio il gol della certezza. È stata quella l’unica fiammata del biancoazzurri, anche il tiro non irresistibile di Vecino solo battendo sulla schiena di Solet poteva sorprendere Padelli. 

Sapevamo che la Lazio non poteva esprimere tutte le sue qualità impecettata com’era, soprattutto a centrocampo dove mancavano tre colonne come Guendouzi, Basic e Rovella, e dove Sarri ha dovuto inserire dall’inizio Belahyane, acquisto pregiato, 16 milioni, impiegato finora con il contagocce. Il ragazzo se l’è cavata dignitosamente con un paio di sprazzi interessanti ma niente più. 
A guidare il reparto ha pensato come al solito Cataldi, il fedelissimo, che ha cantato e portato la croce. Ma non poteva bastare l’uomo-bandiera per avere la meglio su un avversario di non straordinaria tecnica ma dal fisico imponente. Basti pensare che il più piccolo dei bianconeri è alto 1,80, con il vertice Kristensen che ha guardato tutti e catalizzato ogni pallone volante dall’alto dei suoi 198 centimetri. Runjaic ha puntato sull’orgoglio e sulla rabbia, mettendo in campo di stessi dieci, portiere escluso, travolti una settimana fa da cinque gol della Fiorentina, condotti in ritiro nella notte di Natale. «Una serie di errori arbitrali difficile da comprendere» è scritto su un comunicato della Lazio. Silenzio stampa nello stadio friulano, meglio la bocca cucita per non rischiare altre squalifiche. Il risultato giusto arrivato in maniera ingiusta all’ultimo minuto non poteva non iniettare nervosismo e rabbia nei laziali. La classifica piange, nell’arrampicata verso la zona europea è scivolato un altro piede. La vena di Marusic, Pellegrini, Cancellieri, Noslin non è approdata al successo un po’ per l’opposizione dei granatieri bianconeri, molto per un 4-3-3 al quale sono mancati la spinta e gli inserimenti dei centrocampisti. Poteva essere questa la partita adatta a collaudare Tavares nel ruolo di mezz’ala, granitico come gli avversari, veloce più di loro. Il portoghese sembra invece esposto sulla vetrina del mercato. Sarri ha dettato alla società di chi avrebbe bisogno. Conosciamo i ruoli, non i nomi. Insigne aspetta sulla porta e in effetti Zaccagni avrebbe bisogno di tirare il fiato per non arrivare spompato all’ultima fase del campionato. Fabiani, intervistato prima della partita, ha detto che la società farà di tutto per rafforzare la squadra. Un ritornello che abbiamo sentito troppo spesso senza mai arrivare a una prospettata conclusione. 

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