Lazio, Taylor da finale: Sarri potrebbe farlo riposare per averlo al top
Taylor, quando le stelle della Lazio stavano eclissando, brillavano male o al contrario. Il suo acquisto, un lampo. E la Lazio ha iniziato a girare nel verso giusto. Non è stato solo il suo arrivo, ma ha contribuito alla svolta. Il gioco e il destino si sono messi a girare nei versi giusti. Sarri piano piano ha trovato la quadra, Taylor aveva i segni particolari adatti per rinforzare il centrocampo orfano di Guendouzi. Non un mediano ringhiante, una mezzala con i tempi di gioco giusti per Mau, con la forza del tiro, brava a sentire la porta. E’ successo qualcosa quando Taylor si è inserito nella Lazio. Nella squadra da strappo costruita in corsa da Sarri s’è rivelato adatto da fionda e sasso. Gli spazi perduti sono stati ritrovati. Bravo nelle avanzate per triangoli, bravo a sacrificarsi in fase di non possesso, bravo a garantire soluzioni.
Sarri riflette su Taylor: le mosse
Da gennaio a oggi l’olandese è diventato insostituibile. Sarri non l’ha fatto mai riposare, gli ha solo evitato un po’ di minutaggio cambiandolo in corsa. Siamo arrivati al bivio: tre partite in una settimana, finale e derby compresi. In più la diffida in campionato. Mai come stavolta Sarri pensa di dare un turno a Taylor. Salterebbe l’Inter domani evitando di correre il rischio di un giallo, lo escluderebbe dal derby. Un turno domani per arrivare fresco alla finale. In questo caso rientrerebbe in gioco Dele-Bashiru, con Basic a sinistra. E’ un’ipotesi in ballo da qualche partita, finora mai realizzata. Taylor dall’11 gennaio ha giocato 16 partite su 16 in campionato, 10 da 90’. Più tre partite su tre in Coppa Italia, una da 90 (il Bologna), una da 83 (l’Atalanta all’andata), una da 120 (l’Atalanta al ritorno). Di partite ne mancano 4 con la Coppa. Sarri ha sempre riflettuto sulla necessità di fermarlo, non l’ha mai fatto. Finale e derby sono due ottimi motivi per prendere questa decisione. Taylor non s’aspettava di potersi giocare un titolo subito e del derby aveva parlato nei mesi scorsi. E’ un doppio derby, con Rensch della Roma si conoscono da ragazzini: «Il derby qui è incredibile. Con il mio amico Rensch ci sentiamo spesso, il che è bello. Ma la prima cosa che mi ha detto è stata “qui non possiamo assolutamente girare per la città insieme (risata, ndr). La rivalità tra Lazio e Roma è incredibilmente profonda. Il 17 maggio ci sarà la partita ed entrambi la aspettiamo con ansia».
Il ruolo di Taylor
Per tornare all’impatto di Taylor sulla Lazio non è stato solo tecnico o tattico. Il senso di fedeltà e attaccamento che ha dimostrato da subito è stato apprezzato dai tifosi. E’ un leader silenzioso, un ragazzo diligente, un trascinatore mascherato. Nessuno s’aspettava un ambientamento così veloce. Era l’11 gennaio e Sarri a Verona diceva: «Ogni anno sembra l’anno zero alla Lazio. Taylor? Lo conosco parzialmente. Abbiamo fatto un allenamento, non c’erano grandissime indicazioni. È una necessità e quindi va dentro. Sero che possa darci una mano». Mai aveva lanciato un debuttante dopo poche ore dal suo arrivo. Taylor nell’Ajax seguiva l’uomo a tutto campo, in poco tempo Sarri gli ha insegnato a lavorare di reparto, a concentrarsi sulla posizione del pallone e dei difensori. E’ stato l’acquisto che serviva, ci sarebbe bisogno di altri Taylor per quanto sia costato 15 milioni. Ben spesi. E oggi, quel ragazzo arrivato in piena tempesta, mentre tanti provavano ad andare via, si è capito chi era: una stella per un cielo e un finale imprevisti.
