Peruzzi dice no alla Lazio, nessun accordo con Lotito dopo l’incontro di lunedì. I motivi del rifiuto
Lotito è rimasto senza Angelo. La risposta è no. Peruzzi non succederà a se stesso cinque anni dopo l’addio del 2021. Non tornerà alla Lazio da club manager. L’incontro col presidente della Lazio è avvenuto lunedì, a porte chiuse, nel giorno in cui Roma ha celebrato i Santi Pietro e Paolo, circostanza utile per non dare nell’occhio. E’ demoralizzante l’esito di questa storia come tante altre. Le chance di rivedere Angelo in società erano basse, i suoi dubbi profondi e resistenti. Il confronto con Lotito non è servito per dissiparli. Da chiarire c’erano ruolo, operatività, grado di autonomia decisionale, chiarezza nel perimetro d’azione e contratto. L’incarico da club manager intendibile come raccordo tra società, staff tecnico, staff medico e squadra. Una figura centrale nella vita quotidiana dello spogliatoio e nell’organizzazione dei comparti che gravitano attorno allo spogliatoio. Punti chiave su cui fondare il rientro di Peruzzi. Se non si è arrivati all’accordo è perché non c’è stata intesa su vari aspetti. Ci sono varie ricostruzioni. Sarà il tempo, se non Lotito o Peruzzi, a spiegare i termini della decisione. Angelo non sarebbe tornato accettando l’invito a scatola chiusa. Ha valutato il ritorno per aiutare la squadra in un momento oscuro. Lotito si era deciso a riparlarci dopo cinque anni. Dal contatto indiretto, per valutare la disponibilità di Angelo, si è passati agli incontri. La divisione del 2021 era avvenuta bruscamente. Peruzzi lamentava subordinazione. Per ripartire ha chiesto un progetto chiaro. Lo strappo, cinque anni fa, sembrava insanabile. La rattoppatura non è riuscita. Il no di lunedì appare definitivo.
Il clima e la scelta
Il rientro di Angelo ha diviso i laziali. Non è mai stata messa in discussione la sua gloria, ma chiunque oggi si avvicini a Lotito diventa un bersaglio di dissenso, anche gli uomini simbolo. L’ingresso di una figura di raccordo per Gattuso e i giocatori, rassicurante per i tifosi, avrebbe potuto produrre un’iniezione di fiducia a Formello e nel mondo Lazio. Lotito, spinto da alcuni ispiratori ad agire, starebbe valutando altre figure da inserire in società, bandiere di riferimento. Da giorni balla il nome di Beppe Signori, valutato per un ruolo nell’Academy, sono filtrate smentite da lui stesso. Un’alba di fiducia è necessaria per la Lazio e i suoi tifosi. Niente però sembra bastare per placare l’esasperazione dei laziali. Operazioni di questo tipo erano necessarie anni fa, il ritardo è innegabile.
La manifestazione dei tifosi
La lazialità inaridita dentro Formello è uno dei più grandi rimpianti di quest’epoca. La lazialità è difesa dai laziali. Domani, da Ponte Milvio, partirà la maximanifestazione annunciata dalla Nord. La più grande e viscerale di tutte, così è intesa. Tutto questo mentre l’Olimpico è vuoto. Il boicottaggio degli abbonamenti annunciato dai gruppi organizzati sarà misurato appena la Lazio aprirà la campagna 2026-27. Siamo all’1 luglio e non ci sono state comunicazioni. A giugno, da Formello, era trapelato il proposito di lanciarla nonostante la protesta per consentire a chi volesse di tesserarsi. Peruzzi che non torna, solo un’illusione. I laziali in rivolta, mai come oggi in modalità permanente. Lotito che non cambia. Storie e immagini che si sovrappongono con monotona desolazione.
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