Lotito, il retroscena: ha pensato anche a Lulic per risollevare l'umore della Lazio
ROMA - C’è un prima e c’è un dopo l’inarrestabile onda laziale che si è infranta contro Lotito. Continua a propagarsi e gli effetti che ha scatenato vanno valutati di giorno in giorno. Il “prima” vedeva il presidente in azione per fare qualcosa che servisse da segnale e d’aiuto a Gattuso e alla squadra. Il “dopo” cosa sarà? I fatti raccontano che la sera del 29 giugno, a tre giorni dalla marcia del 2 luglio, il presidente aveva incontrato Angelo Peruzzi per formalizzare il ritorno a Formello da club manager. Il passo del ritorno era già un passo d’addio. Non c’è stato accordo. C’è un retroscena da svelare: Angelo non era l’unico nome che Lotito aveva in testa. Ce n’erano altri. Si era vociferato di Beppe Signori, nessun contatto. Tra i candidati c’era Senad Lulic, icona devozionale dei laziali, l’uomo che perpetua il 26 maggio 2013. Non è chiaro se Peruzzi e Lulic fossero in corsa insieme per un ampio progetto, dunque ruoli distinti, o se alternativi l’uno all’altro. Dopo il no di Peruzzi è seguita la marcia dei laziali e le nuove mosse di Lotito sono indecifrabili. Lulic è ancora un’ipotesi possibile? E quale ruolo era stato pensato per lui? Sono le domande che attendono risposte. Non sono le uniche. Lulic tornerebbe alla Lazio? Non si discute il legame eterno che lo legherà sempre alla storia biancoceleste né il desiderio di dare una mano alla squadra e alla sua gente nel momento del bisogno, le stesse motivazioni che avevano spinto Peruzzi a valutare la proposta di Lotito. Si discute l’impatto che può avere ogni ritorno.
Lazio, gli umori
Lotito può fare sfilare tutto il Pantheon laziale a Formello, con un ritardo di due decenni. Ma i ruoli e le poltrone che offre scottano. I tifosi, in altri tempi, avrebbero accolto il ritorno di Peruzzi come un soccorritore-protettore, un Angelo custode. Non è stato così. Si invocava il suo no, accolto con giubilo. Niente contro Peruzzi, è la ribellione contro Lotito, arrivata ai massimi storici, a muovere le reazioni dei laziali. In questo clima il rischio è che tutti i papabili al ruolo di club manager o ad altri ruoli rappresentativi siano esitanti. Anche gli ex più amati indugiano, hanno freni morali. Per tornare a Lulic, vive in Svizzera da cinque anni. Sta commentando i Mondiali per una televisione. Si dedica ai figli. Nel 2022 ha preso il patentino di allenatore Uefa A. L’addio dalla Lazio, com’è accaduto a tanti simboli, è stato violento. Troppi condannati all’indifferenza. Lulic fu costretto a smettere nel 2021, a 35 anni, per quell’infortunio che in una intervista chiamò «incidente». Non ci fu modo di salutarlo, erano i tempi del Covid, gli stadi erano vuoti e con la società calò il gelo. Niente rinnovo, niente festa d’addio. Nel 2023 l’incontro con Lotito in occasione del decennale del 26 maggio. Un inizio di disgelo.
Le mosse di Lotito
Domani inizierà la settimana che porterà al raduno del 9 luglio e alla presentazione di Gattuso. Le mosse di Lotito saranno più chiare. E’ certo che il mercato procederà a saldo zero, niente aumento di capitale o ripianamento. E’ da vedere se il presidente procederà con l’idea di affidare un ruolo in società ad un grande ex. I tifosi più di tutto chiedono alla politica nuovi segnali dopo l’attacco del governatore Rocca, fuoco amico per Lotito, su tutte le furie.
Un segnale diverso rispetto alla semineutralità usata da tanti politici nell’ultimo anno. Servirebbe un momento trasformativo profondo, non avverrà. Lotito da sempre è nella parte dell’uno contro tutti. Ma il vento di tempesta non si ferma soffiando più forte.
