Stadio Flaminio alla Lazio, l'ex assessore Caudo: "Nel quartiere non c'è più spazio"

Il consigliere comunale di Roma Futura, uno dei massimi esperti di Urbanistica in Italia, chiarisce: "La proposta non esprime equilibrio tra tutela, riuso e valorizzazione"

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Pubblicato il 11.08.2026, 11:32

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Il futuro stadio della Lazio e il Flaminio restano due temi strettamente legati e molto caldi in Campidoglio. Il sindaco di Roma, Gualtieri, ha già ribadito: "Noi seguiamo con lo stesso livello di serietà e rigore la proposta della Lazio di ammodernare il Flaminio, oggi un rudere abbandonato di proprietà di Roma capitale. Non c’è questione di colori o fede calcistica, seguiamo con massima attenzione questa fase e siamo in attesa sul via libera della Soprintendenza di Stato". A tal proposito, Giovanni Caudo, professore ordinario di Urbanistica a Roma Tre, consigliere comunale di “Roma Futura” ed ex assessore all’Urbanistica del Comune, a Repubblica si è espresso sulla situazione del Flaminio, per lui un progetto di difficile attuazione: "La proposta della Lazio è legittima, ma urbanisticamente non è compatibile con il luogo in cui viene collocata. Il punto non è lo stadio in sé, bensì il rapporto tra l’intervento e il contesto urbano. Nel quartiere Flaminio, semplicemente, non c’è spazio per aggiungere uno stadio da 50 mila spettatori", ha spiegato. "Inserire un ulteriore polo di attrazione di queste dimensioni significa superare la capacità del quartiere di assorbire nuovi carichi urbanistici", ha aggiunto.

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"Il Flaminio porterebbe a un aggravamento per i residenti"

Caudo ha chiarito che l'area intorno al Flaminio non è pronta né adatta ad un progetto come quello della Lazio: "È proprio la documentazione a dimostrare l’insufficienza dell’area. Per soddisfare il fabbisogno di sosta, il progetto considera disponibili praticamente tutti i parcheggi esistenti nel quartiere, come se potessero essere integralmente arruolati al servizio del nuovo stadio. Ma quei parcheggi oggi servono tutte le attività presenti. E peraltro sono già oggi insufficienti. Questo porterebbe a un aggravamento della congestione e un ulteriore peggioramento delle condizioni di vivibilità per i residenti".