Corvino chiude 13 anni di storia: "Io devo fermarmi, il Lecce no"
Pantaleo Corvino lascia il Lecce ma non il calcio: stanco, si concede un periodo di riposo ma non pensa di andare in pensione. «Non sono più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società. Arriva un momento nella vita in cui la corsa si deve fermare. La passione ce l'ho ancora, ma se non hai le forze devi fermarti. Il Lecce non può aspettare me, non so quanto tempo ci vorrà per ritrovare le migliori energie, ma voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, ed i cavalli di razza muoiono in pista». Tutte le voci, diventate poi certezze nel corso della settimana successiva al trionfo salvezza, sono state confermate ieri durante l’incontro con la stampa a conclusione di 13 anni di lavoro in casa giallorossa (7 con la gestione Semeraro, 6 Sticchi Damiani). Ha aperto il presidente Sticchi Damiani ringraziando «il mio direttore. L’ho voluto sei anni fa e ora devo accettare qualcosa che non avrei mai voluto». Corvino ha ripercorso 52 anni di impegno nel mondo del pallone, dal Casarano al Lecce, alla Fiorentina, al Bologna, ancora alla Fiorentina ed infine al Lecce. Per lui è il suggello a quella che ha definito «una lunga storia d’amore», perché, ha confessato, «da quando iniziai la mia attività sognavo di fare il direttore sportivo del Lecce».
Lecce, cosa lascia Pantaleo Corvino
BILANCIO. Nello sciorinare i numeri del suo impegno in casa giallorossa, ha avuto un moto di orgoglio: otto campionati di serie A, col nono alle porte, quattro di serie B con tre promozioni, otto titoli nazionali nel settore giovanile e tante plusvalenze che hanno consentito al Lecce di avere i bilanci in ordine, condizione essenziale per una società di provincia «nella quale i manager devono essere aziendalisti, secondo le linee guida del club». A tal proposito, si è soffermato su quanto emerso nell’ultima puntata di “Report”, sugli intrecci tra direttori sportivi, procuratori e società di calcio «Né io né mio figlio abbiamo avvertito la minima perturbazione dopo questa inchiesta; spiace però che si siano fidati della parola di una persona senza interpellare noi, in quanto avremmo fornito dati che magari avrebbero fatto cambiare loro idea».
Nel calcio degli algoritmi, Corvino ha fatto l'artigiano
ALGORITMI E ARTIGIANI. Corvino ha ricordato i momenti difficili superati e gli sforzi fatti assieme alla dirigenza per mantenere la sostenibilità del club «Per raggiungere risultati come fa il Lecce bisogna saper soffrire, perchè non ci si salva a febbraio o a marzo. Bisogna lottare sino alla fine e purtroppo spesso questi momenti non sono considerati». Nel calcio degli algoritmi, si vanta di aver fatto l’artigiano, assieme alla società con l’orgoglio di sapere che il Lecce è oggi tra i club più in salute del calcio europeo. «Sfruttando la tecnologia dico che il presidente assieme al sottoscritto - da sempre uniti come una squadra, una famiglia - avremmo potuto lavorare alla Nasa. Ci siamo accontentati di fare gli artigiani. E posso dire con orgoglio che il nostro lavoro ha prodotto stabilità nel club e una ricchezza che si è riverberata sul nostro amato Salento. Ringrazio tutti». Ora il Lecce deve andare avabti e Sticchi Damiani ha dato il timing nella sua apertura: «Ora decidiamo il direttore sportivo e poi capiremo il discorso allenatore». Di Francesco ha un rinnovo automatico, si vedrà.
