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Milan, Mihajlovic: «In finale con la Juve così ci giochiamo la Supercoppa»

Milan, Mihajlovic: «In finale con la Juve così ci giochiamo la Supercoppa»
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Il tecnico rossonero dopo il 5-0 all'Alessandria: «Centrato il primo obiettivo. Balotelli? Si è sacrificato». Gregucci: «Sognato a occhi aperti»

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martedì 1 marzo 2016 23:51

MILANO - Il Milan ha conquistato un posto nella finale di Coppa Italia, dove Sinisa Mihajlovic spera di incontrare più la Juventus dell'Inter. «Ma solo perché se la Juve vince il campionato possiamo giocarci due trofei, Coppa Italia e anche la Supercoppa italiana - ha spiegato l'allenatore rossonero dopo la semifinale vinta contro l'Alessandria -. Era fondamentale avere l'atteggiamento giusto. E centrare questo obiettivo. La finale manca da 13 ani e possiamo dire che il nostro primo traguardo è raggiunto. Alla finale penseremo a maggio. Adesso dobbiamo pensare al Sassuolo, cercando di recuperare posizioni partita dopo partita. Siamo in lotta, continuiamo a giocare con questo spirito, poi di vedrà». Mihajlovic ha giudicato positiva la prova di Balotelli, che come al solito non ha esultato dopo il 5-0. «Non ricordo Mario esultare dopo un gol, che fosse il primo o il quinto. L'ho detto anche io che deve cambiare atteggiamento, ma si è sacrificato e ha corso, è ancora fuori condizione - ha notato -. Non avendo Niang, saranno fondamentali Balotelli, Menez e Luiz Adriano. Nessuno dei tre sta bene ma solo giocando recupereranno».

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PARLA GREGUCCI - «Di Sinisa c'è sempre da fidarsi», ha sorriso in conferenza stampa il suo collega e amico Angelo Gregucci, soddisfatto di aver portato l'Alessandria fino alla semifinale di coppa Italia. «La nostra favola finisce qui. Venire a San Siro è sognare a occhi aperti, andare all'Olimpico sarebbe stato andare oltre il sogno - ha detto -. Ringrazio i miei giocatori per lo splendido torneo e la gente di Alessandria, loro non hanno perso, hanno necessariamente vinto. Non abbiamo piazzato il pullman davanti alla porta, ma abbiamo provato a giocare. Per me la ribalta adesso è l'Alessandria. Io non ho bisogno di allenare in Serie A: per me valgono il merito, che non esiste in questo Paese, il rispetto e la lealtà».

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