Il Milan passa a RedBird, tutte le cifre dell'accordo

Chiusura quasi certa: Elliott, che rimarrà in società, ha preferito il fondo di Cardinale per le sue competenze già dimostrate nello sport, necessarie per consentire al club un ulteriore salto di qualità. È un’operazione da 1,3 miliardi
Il Milan passa a RedBird, tutte le cifre dell'accordo© ANSA
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La chiusura dell’affare Elliott-RedBird per il passaggio di proprietà del Milan è quasi certa. Il margine di dubbio si lega agli imponderabili fattori che incombono su tutte le acquisizioni, fino al closing. Elliott avrebbe preferito rimandare la notizia dell’accordo a lunedì ma le indiscrezioni sono uscite sulla stampa finanziaria e l’assenza di smentite vale più di una conferma. Tra l’altro, Paul Singer dovrebbe essere per la prima volta in tribuna al Mapei Stadium, insieme al figlio Gordon e al nipotino (il suo nome è tra quelli della delegazione ufficiale milanista): ciò dimostra, se non altro, che le forti emozioni regalate dal Milan nelle ultime settimane, i 70 mila di San Siro, hanno smosso qualcosa nella famiglia. Sembrava impensabile ma forse c’è l’orgoglio di aver guidato un club come il Milan a giocarsi un traguardo importante con una partita decisiva, oltre l’algida iconografia del fondo anglosassone freddo e razionale.

Milan, i motivi per i quali Elliott ha scelto RedBird

Le motivazioni che portano Elliott a preferire RedBird superano gli aspetti economici, pur certamente non secondari. Nei giorni scorsi avevamo percepito, dal tam tam della comunità finanziaria, le difficoltà incontrate da Invescorp nel reperire le risorse necessarie a coprire l’investimento. Ieri Reuters ha riferito che il fondo del Bahrain si ritira dall’operazione, citando disaccordi con Elliott su a una clausola specifica, non meglio precisata. La tardività dell’annuncio sembra figlia della fretta di non farsi scavalcare dalle fughe di notizie: che Investcorp preparasse l’onorevole way out era parso a tutti chiaro.

Ai piani alti della proprietà si nutre enorme considerazione verso il fondo di Gerry Cardinale, a cui si riconosce competenza nell’industry sportiva e track record di livello nello sviluppo dei business. Non tanto sotto l’aspetto finanziario ma nella capacità di fornire expertise tecnica: ciò che serve al Milan per un salto di qualità ulteriore nella cerchia dei top club europei. Gestire un business, per un fondo di private equity, non significa solo investire denaro ma richiede un lavoro continuo sulla governance: nominare il management, stimolarlo, controllarlo, fissare obiettivi, creare opportunità di crescita attraverso i contatti (anche con altri business) che il fondo può sviluppare. Elliott lo ha fatto nel Milan, finché l’emergenza era ripristinare la competitività sportiva (da cui l’organizzazione dell’area tecnica, dati, scouting, branding e lavoro sui ricavi) ora le sfide sono l’apertura di nuovi mercati geografici, la conquista di fasce di consumatori diverse, la chiusura di partnership: quanto serve per trasformare il Milan in una media company sportiva, come tutti i top club europei oggi, in un mercato che cambia.

Elliott ritiene che l’avventura nel Milan non sia finita, che valga la pena proseguire la corsa: ecco perché, quasi certamente, manterrà una minoranza. Monetizzando parte del valore costruito ma conservando la possibilità di guadagnare dal lavoro che farà RedBird, monitorando e affi dandosi alla competenza del team di Cardinale. Su questo si sono forse separate le strade con Investcorp, mancando un terreno comune sui programmi futuri. A cominciare dal debito, che Elliott vede come limitazione alla crescita.

L’acquisizione di RedBird, stimata in 1,3 miliardi, non caricherà debiti sul Milan per finanziare il deal. Pur non essendo ancora chiaro se il compratore finanzierà parte del proprio investimento a leva, l’ipotesi del cosiddetto vendor loan (cioè che sia lo stesso Elliott a finanziare RedBird) riceve secche smentite.

Milan, cosa devono aspettarsi i tifosi?

Cosa devono aspettarsi i tifosi? Forte continuità con la gestione di Elliott (a cominciare dalla conferma dell’area tecnica e del management), coincidenza di vedute sulle strategie con impulso più forte sulla crescita dei ricavi, unica via per spingere investimenti nella rosa con una logica incrementale molto ragionata, in linea con gli ultimi anni. La presenza di Elliott garantisce che il Milan non farà investimenti azzardati, finanziati a debito e non coperti da ricavi addizionali. È certo che gli accordi saranno regolati da patti parasociali e dal contratto di investimento. Parte del prezzo potrebbe essere ancorata al raggiungimento di specifici obiettivi: le cosiddette clausole di earnout, di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa, che contribuiscono a definire quel “perimetro dell’offerta” di cui ha parlato Scaroni.

Non si sa se l’avventura RedBird sarà coronata da successo ma proseguire il circolo virtuoso di questi anni pare la migliore garanzia, con buona pace di chi sognava sceicchi arabi con centinaia di milioni da riversare sul mercato. Anche le obiezioni sulle dimensioni di RedBird sono poco centrate: un fondo non si misura dagli asset che gestisce perché ne può acquisire di nuovi se ha la capacità di raccogliere nuovi capitali. Funzione, a sua volta, della credibilità che riesce a spendere.


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