Milan, il Diavolo on fire

Milan, il Diavolo on fire© LAPRESSE
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Ivan Zazzaroni

Buongiorno, caro milanista. Ben (ri)svegliato, se tornato da Reggio o da Piazza Duomo sei riuscito a dormire. Oggi per te è un lunedì fantastico, indimenticabile. L’hai meritato: non ti sei mai fatto mancare, neppure nei momenti più spiacevoli o confusi, così distanti dalla tua leggenda. Il premio alla passione è arrivato dopo undici anni e con Pioli, l’allenatore che secondo alcuni «non aggiunge e non toglie», ma che per un calcio sempre più formattato come il nostro rappresenta qualcosa di unico. Stefano è un concentrato di conoscenze, princìpi e buone maniere: quasi mai sopra le righe e mai sotto, un artigiano sensibile e elegante che è stato capace di aggiornarsi e migliorare demolendo anche alcuni luoghi comuni. 

Gran bel giorno, il tuo, perché ti sei messo l’Inter dietro ed era un’Inter più forte del Milan. Lo scudetto l’hai vinto con Leao, Hernandez, con il cuore e l’anima lombardi di Tonali e Calabria il capitano, e con Maignan. E tutti quelli che - come il sottoscritto - pensavano che rinunciando a Donnarumma avresti riaperto la porta agli avversari, si sono dovuti ricredere.  

The Devil on fire, in onore degli americani. Sei partito da un fondo e a un superfondo ritorni: festeggi l’ingresso di altri yankee molto più convincenti e credibili degli arabi, manager in grado di far crescere non solo il marchio ma anche il prodotto Milan. Sembra perciò finita la danza delle identità provvisorie.  

Confesso che, tra un ricordo e una fantasia, nell’ultimo mese mi avevano colpito i festeggiamenti di San Siro: li consideravo eccessivi, a scudetto non ancora raggiunto. Mi rendo conto soltanto ora che troppo e incosciente era il desiderio di ritrovarti lassù, più in alto di tutti. Potenza delle illusioni che diventano realtà. 

La Milano tua e degli interisti è tornata a comandare e non posso sapere se tratta di qualcosa di definitivo. Certo, i segnali sono incoraggianti. La Juve, da sempre la principale antagonista, ripartendo da un’altra se stessa ha commesso una serie di errori che ha pagato duramente e allora mi ritrovo a riconsiderare anche le critiche che hanno accompagnato Fabio Paratici nella fase del divorzio: il calcio sa essere antipatico e vendicativo, se solo penso a Conte che ha riportato il Tottenham in Champions chiudendo in goleada a Norwich con due gol di Kulusevski e due assist di Bentancur

Mi perdonerai, milanista, se nel giorno della tua festa un po’ di spazio lo dedico a un ex di entrambe, Sinisa Mihajlovic, giocatore e secondo nell’Inter, allenatore nel Milan. Il tempo stringe. Immagino che in giornata Joey Saputo gli comunicherà che forse è giunto il momento di cambiare, di avviare il nuovo corso tecnico, e gli chiederà di assumersi la responsabilità della decisione per evitare al Bologna un enorme danno d’immagine: non mi spiego diversamente il confronto odierno dal momento che l’allenatore ha ancora un anno di contratto e che nei giorni scorsi i due si erano già parlati.  Sinisa ha chiarito di voler restare, aggiungendo che anche i tifosi sono con lui, ma che tuttavia i matrimoni si fanno e si portano avanti in due.  

Sarebbe giusto che completasse la sua straordinaria - e per molte ragioni unica - esperienza bolognese portando il romanzo alla conclusione naturale. In questi tre anni ha fatto cose strepitose, anche da una stanza d’ospedale, mostrando un attaccamento al lavoro e alla squadra difficilmente riscontrabile in altri: non dimentico che dopo un intervento chirurgico al quale si sottopose poco tempo fa - e che comportava la permanenza in ospedale e tanto riposo - lasciò l’ospedale per andare a Casteldebole ad allenare i suoi ragazzi, molti dei quali giovanissimi.  
Sinisa sta affrontando con tanta forza l’inatteso secondo tempo della partita della vita e Bologna vorrebbe restargli accanto per rivederlo di nuovo in forma sulla panchina. Penso che il fatto di sentirsi ancora dentro l’avventura potrebbe aiutarlo, e parecchio. Qualche giorno fa, di fronte all’ipotesi del rinnovo del contratto (tutta mia), disse: «Sarei io a rifiutarlo, ma qui ho ancora un anno e mi piacerebbe chiudere nel 2023».  

Raramente ho trovato tante difficoltà nella scelta di pensieri e parole in una vicenda che ha perduto la sua naturalezza esistenziale per assumere toni morbosi da social, da teledramma e col bene vero che voglio a Sinisa gli avrei evitato l’imbarazzo che in queste ore tocca a lui e Saputo

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