Il Milan quando decide di comportarsi da società?
Alla Roma, dove la temperatura da venerdì è elevatissima, è successo anche questo: Ranieri, il senior advisor, ha parlato inizialmente di anno zero e in seguito chiarito che la proprietà non ha chiesto la Champions a ll’allenatore. Gasperini, che non ama vivacchiare e a 68 anni non ha preferito la Roma alla Juve per crescere dei giovani ma per giocarsela ai piani alti, l’obiettivo se l’è assegnato da solo e pubblicamente: «Punto alla Champions».
Al Milan, dove non si capisce ancora chi sia il capo nonostante Gerry Cardinale abbia cantato al Financial Times “E qui comando io e questa è casa mia”, Allegri ha ripetuto più volte che il traguardo indicatogli dalla società è la Champions subendo peraltro di tutto da chi considera(va) questo Milan addirittura da scudetto. Il management rossonero ha altro da fare: Ibra si occupa dei social personali, Scaroni si fa inquadrare dalle telecamere a San Siro per confermare che esiste e pareggiare il conto con Simonelli e De Siervo, e gli altri? Muti come pesci. In barile.
È il Milan, capite? Era più loquace e attivo Fassone.
Allegri ha senz’altro le sue colpe, essendo il responsabile tecnico della squadra, ma anche molti meriti trovandosi al terzo posto. Se riuscirà a portare a casa altri 10 punti (su 18) avrà fatto quello che gli era stato chiesto, un mezzo miracolo, aggiustando parzialmente i conti della società e autorizzando un mercato migliore. Altrimenti avrà fallito per la gioia dei tanti topi che quest’anno sono usciti dalle fogne 6, 7 volte. Attenzione: dare del “topo” a qualcuno non può essere considerato offensivo. Come disse Walt Disney, «spero soltanto che non ci si dimentichi di una cosa. Che tutto è cominciato da un topo».
