Dario Srna tra la semifinale di Conference, i viaggi di 17 ore e l’amicizia con Modric: “Se il migliore è Luka…”

Il croato è il ds dello Shakhtar che giocherà la semifinale di Conference. Adora il nostro  calcio: "Cosa  vi serve? Stadi adeguati e i soldi"
Chiara Zucchelli
5 min

Dario Srna ha da poco compiuto 44 anni, da sette non è più un calciatore ma il pallone occupa gran parte delle sue giornate. È il direttore sportivo dello Shakhtar Donetsk che giovedì proverà ad arrivare in finale di Conference League. Servirà un’impresa, visto che all’andata, a Cracovia, il Crystal Palace ha vinto 3-1. Ma in trasferta gli ucraini hanno un buon rendimento e, come dice Srna, «siamo qui in Inghilterra per provarci. Con molto orgoglio e regalarci un sogno». Srna si esprime in perfetto italiano: «Da ragazzino sapevo qualche parola, poi l’anno trascorso a Cagliari mi ha permesso di impararlo bene. Sento ancora qualcuno di quel periodo…».

Stagione 2018-19, l’ultima di Barella in Sardegna. In squadra lei, Pisacane, e Nicolò.

«Esattamente. Barella è uno dei migliori giocatori italiani, tra i più forti, e si capiva già allora. Era bravo, aveva dei margini enormi. E Pisacane era un fratello per me, lo è ancora. Tifo tanto per lui e per il Cagliari, c’è affetto sincero da parte mia».

L’Inter ha meritato lo scudetto?

«Certamente. Chivu ha fatto un lavoro incredibile, soprattutto per come ha tirato su i ragazzi dopo le delusioni della scorsa stagione».

Questa è stata anche la stagione di Modric.

«Luka rappresenta ancora tanto per me. Un compagno, un amico, un fratello, scegliete voi. Il migliore di tutti i tempi nel suo ruolo, tra i migliori in assoluto. Quante partite insieme con la Croazia, quanti ricordi… Mai avuto dubbi sul fatto che la sua infinita classe emergesse anche in Italia. Ma…».

Ma?

«Io adoro il vostro calcio. Però se uno come lui, a 40 anni, è tra i giocatori più forti del campionato forse c’è un problema. E infatti siete a 3 Mondiali saltati. Se posso essere onesto, non lo avrei mai immaginato. Pensavo che avreste battuto la Bosnia».

Cosa manca all’Italia?

«Stadi all’altezza e un po’ di money, per prima cosa».

Lei crede che il problema non siano gli allenatori.

«Certo. Guardate l’ottimo lavoro di De Rossi, ha cambiato musica al Genoa. Poi Pisacane a Cagliari ha sempre fatto bene contro le big. Vado a quelli più esperti: io sono innamorato di Spalletti, tra i top al mondo. Lo adoro da quando io ero un calciatore e lui l’allenatore che avevo contro. Fantastico. E come non citare Conte, Allegri, Sarri… Ne avete tanti, il problema sono i calciatori, ne mancano un po’».

Chi le piace?

«Oltre a Barella, sempre determinante, dico Pio Esposito».

Lei conosce bene il calcio ucraino: come mai Dovbyk ha faticato così tanto nella Roma?

«Sfortuna, forse? Non lo so, per me è un campione, fortissimo».

Giovedì c'è in palio la possibilità di giocare una finale europea: non è solo calcio.

«No, non lo è. Noi non scendiamo in campo in casa nostra dal 2014, viviamo in un Paese in guerra da anni, ogni volta che dobbiamo giocare all’estero ci aspettano ore di pullman e treno, almeno 17 in totale. Non è facile, non lo è mai. Ma noi vogliamo anche lanciare un messaggio: lo sport non si ferma, noi non ci fermiamo».

Domenica potreste anche vincere il campionato.

«Ora pensiamo alla Conference: il Crystal Palace è una squadra di Premier, ha vinto due trofei in un anno (FA Cup e Community Shield) e credo bastino queste informazioni a capire la portata del nostro avversario. Ma siamo a Londra per provarci. Poi ci aspetteranno altre 17 ore di viaggio per poter rientrare. E sì, potremmo vincere domenica, perché ci mancano due punti, o anche venerdì o sabato se le squadre che ci inseguono dovessero perdere. Per noi significherebbe tantissimo, abbiamo giocato veramente molte partite quest’anno nelle condizioni che sapete. Ce lo meritiamo. E poi non vediamo l'ora di tornare in Champions League».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan