Leao si pente: voleva Premier o Liga, gli resta solo il Milan
Se potesse tornare indietro, forse Leao non ridirebbe ciò che ha dichiarato a SportTV lo scorso 31 luglio: «Penso di aver dato al Milan tutto quello che potevo dare. È stato un club che mi ha aiutato molto a crescere, che mi ha sostenuto nei momenti difficili. E sono felice di essere riuscito a scrivere il mio nome nella storia del club. Tutti hanno i loro sogni, le loro sfide, le cose che desiderano, gli obiettivi che vogliono raggiungere. E anch'io desidero provare una nuova sfida in un nuovo campionato». Sono passati due mesi e, nel calcio come nella vita, bisogna sempre fare i conti con la realtà. Il portoghese sognava il Mondiale negli Stati Uniti e la sua stella ha brillato a fasi troppo alterne, ambiva all'Inghilterra e alla Spagna, ma ad essersi fatta avanti è solo a Turchia. E, ora, dalla lontana Australia, ecco che l'Italia è tornata ad essere il Belpaese, anche e soprattutto - nel suo caso - dal punto di vista calcistico.
Nessuna offerta all'altezza delle richieste rossonere
Lo scenario in cui sia ancora Rafael Leao a possedere la maglia numero 10 rossonero nella stagione 2026-2027 non è così remoto come si poteva ipotizzare solo fino a qualche giorno fa. Perché, ad un mese scarso dalla chiusura del calciomercato, nessuno si è mai lontanamente avvicinato alla ferma richiesta del Milan di 60 milioni di euro per il suo cartellino; e anche i ricchi club turchi, come Fenerbahçe e Galatasaray, non superano, mediante una proposta - subito rispedita al mittente - di prestito con diritto di riscatto, i 45 milioni di euro bonus compresi. A queste cifre e con queste formule, il Milan fa a meno di cederlo. Almeno per il momento.
Leao sorridente e volenteroso
A tutto ciò si aggiungono le ambizioni di Rafa, che sperava di confrontarsi con i migliori campionati al mondo (Premier League e Liga spagnola) e che, di conseguenza, non gradirebbe la Süper Lig turca, anche a fronte di un ingaggio milionario a due cifre. Forse è per questo che, nel ritiro di Perth, si sta mostrando molto sorridente, volenteroso e ben inserito nel contesto squadra. I compagni stanno facendo la loro parte: coccolano il 10, sanno che è un ragazzo che ha bisogno di particolari cure e che va stimolato in una determinata maniera per rendere al meglio.
Amorim fa la sua parte
Al resto, ci sta pensando Amorim. «So che ci sono - aveva dichiarato all'inizio della tournée in Australia riferendosi al modo in cui avrebbe trattato Leao in ritiro - molte voci su alcuni dei nostri elementi, ma restano nostri finché non cambia nulla. Tutti si alleneranno e lotteranno per un posto in quella squadra. Tratto i giocatori in modo particolare perché sono persone uniche, ma le regole valgono per tutti: si tratta di allenarsi, divertirsi, aiutare la squadra, condividere molto con i tifosi e preparare i giocatori». E sta mantenendo la parola data. Nelle sedute australiane, ha parlato molto con Leao, lo ha tenuto molto dentro le conversazioni di gruppo e nelle esercitazioni tattiche di squadra. Lo sta trattando come uno che non ha mai fatto quelle dichiarazioni datate 31 luglio. Se Leao potesse, farebbe la stessa cosa.
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