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Insigne, che spavento! Ma resta a Napoli

Insigne, che spavento! Ma resta a Napoli
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Questa è la sua città, questa è la sua gente e le brutte storie si chiudono e quelle belle restano aperte

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di Antonio Giordano

domenica 28 febbraio 2016 11:43

NAPOLI - Questa è una brutta storia che capita di nuovo a Napoli e le toglie un pizzico di allegria e la lascia piombare nella tristezza più profonda. Questa è una storia di microcriminalità, un rapina a mano armata, nella quale la vittima è Lorenzo Insigne e c’è il paradosso d’una città che mette due suoi figli a confronto: il delinquente, armato, che bussa al finestrino della macchina; e il figliol prodigo che mentre trema si chiede perché mai succeda questo. E’ accaduto sabato sera, in uno dei rari sabati sera che un giocatore, e stavolta Insigne, si possa concedere in relax, con la moglie Jenny: un salto in pizzeria, al Vomero, poi il giro con la macchina verso Posillipo, per accompagnare gli amici.

Sul polso c’è un orologio di valore, che altrimenti dovrebbe marcire in cassaforte, e poi c’è Insigne, che certo qualcosa di soldi in tasca deve avere: gli hanno chiesto, battendo la pistola sul vetro del Fuoristrada, di dare tutto quello che aveva, dall’orologio alla catenina al danaro e poi si sono dileguati nel traffico di una città che non fa sconti. Perché è già successo ad Hamsik ed alla signora Hamsik, alla compagna di Lavezzi, ad Aronica, a Behrami: è successo nelle strade più affollate ed in quelle periferiche. E’ successo stavolta a Lorenzino Insigne, che è napoletano autentico, che ha trascorso la sua notte insonne, avvolto nello spavento e però anche nel dolore e che però sta qua, perché questa è la sua città, questa è la sua gente e le brutte storie si chiudono e quelle belle restano aperte.

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