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De Laurentiis esclusivo: "Gattuso, Allegri e la telefonata di Lotito"

Il presidente del Napoli festeggia il quarto trofeo della sua gestione e rilancia il progetto in Italia e in Europa: "La squadra è fortissima e siamo noi l’anti-Juve Sogniamo la Champions: Il Barcellona? Ce la giochiamo"

De Laurentiis esclusivo: "Gattuso, Allegri e la telefonata di Lotito"
© LAPRESSE

In quella cattedrale in cui s’è recitato il più religioso dei riti laici, anche i «duri» mostrano di avere una loro anima: e quando la sesta Coppa Italia s’accomoda tra le braccia e la commozione di Aurelio De Laurentiis, una linea d’ombra sembra separare il presente (fors’anche il futuro) da quel passato rovinoso del 2004: sono volati tre lustri e oltre dalle notti terribili del Fallimento, sarebbero tanti eppure sono niente, perché ormai da undici anni c’è un’Europa che spalanca le proprie braccia al Napoli, mentre il quarto trofeo si fa posto in bacheca, restituendo allegria a una città incredula per aver rivisto la luce quando ormai temeva di dover fronteggiare l’oblio d’un ciclo. Non è mai finita, anche quando sembra che lo sia: e ora, infatti, non c’è traccia di malinconia, né il «terrore» che sia scaduto un tempo, questo, perché un altro ne sta ripartendo, inseguendo un fascio di luce, un orizzonte che da undici trascina tra le Grandi. Pure questa sa di bella epoque.  
 
Tra tre Coppe Italia e una Supercoppa, Aurelio De Laurentiis avrà l’imbarazzo della scelta per indicare la più bella. 
«In genere, si dice che il primo amore non si scorda mai. Ma il trionfo dell’altra sera ha un sapore diverso e speciale. Arriva dopo un periodo dolorosissimo per l’umanità intera, Sud compreso, e rappresenta un passo verso la normalità. Sa di riapertura, pare un sipario che si alza. O meglio ancora, sa di alba: è come se stesse risorgendo il sole». (...)

Fotografie di una serata indimenticabile: la prima telefonata? 
«Mi pare di ricordare Claudio Lotito, doveva essere mezzanotte. Poi ho chiuso il telefono e stranamente ho dormito sino alle nove, io che alle sei sono già sveglio». (...)

Lei e Gattuso vi vedrete presto. 
«Ci siamo già incontrati prima della gara, abbiamo chiacchierato come al solito, non avremo problemi a far convergere le nostre idee. Ci siamo presi subito, ha avuto un effetto immediato su questa squadra che per me è fortissima. Non lo dico da oggi, non sono neanche io a dirlo: è il campo che lo sostiene. L’anti-Juventus siamo stati noi in questi anni, per quel che abbiamo vinto e per quello che abbiamo rischiato di vincere».

Cosa ci ha messo di suo, Gattuso? 
«L’autorevolezza che l’ha fatto entrare nella testa dei ragazzi. Una empatia che è scattata subito, tra me e lui, tra lui e in calciatori. Mi riconosco di averci visto giusto e, con modestia, di aver avuto sempre fiuto nella scelta dei tecnici».

Lo bloccò dopo aver parlato con Allegri e non è leggenda metropolitana. 
«Ho l’abitudine di fare valutazioni ampie e volevo sentire sia Allegri che Gattuso. Chiamai prima Allegri, con cui ho un rapporto diretto e di stima da anni e quando gli telefonai fu onesto e mi disse: Aurelio, sto fermo, ne ho bisogno, non c’è preclusione assoluta, perché avete realizzato un progetto straordinario. E poi noi due ci vogliamo bene. Ma ho deciso di starmene un po’ tranquillo. Chiamai Rino, come da copione, e venne a Roma: e adesso eccoci qua».

L'intervista completa sul Corriere dello Sport-Stadio in edicola

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