Raspadori con Osimhen e Kvaratskhelia: la rivoluzione Napoli

Che numeri per l’italiano, il georgiano e il nigeriano: sessantasei anni in tre!
Raspadori con Osimhen e Kvaratskhelia: la rivoluzione Napoli
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Fabio Tarantino
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NAPOLI - Forse è vero, prima i giovani chiedevano permesso a bassa voce, oggi corrono veloci, vogliono tutto e subito, non hanno paura di niente. Raspadori e Kvaratskhelia, 22 e 21 anni, (e Osimhen, 23) all’estero neppure farebbero notizia, in Italia è quasi doveroso sottolineare la rapidità con cui sono riusciti a costruirsi un’identità e una stima prima solo accennata. Erano arrivati a Napoli con l’etichetta di potenziali campioncini da aspettare, liberi di sbagliare e crescere, il timore - di qualcuno, non della società - era quello di aver perso troppi anni di esperienza tra Mertens e Insigne, 270 gol in due, e i loro eredi. Mentre qualcuno lo sospettava, Kvara segnava a Verona e Monza, Raspadori decideva la gara con lo Spezia e chiudeva quella coi Rangers. Hanno bruciato le tappe e dimostrato che l’età non è mai un limite se associata a qualità evidenti.

Napoli, voltare pagina

L’estate della rifondazione verrà ricordata come quella in cui Mertens e Insigne, il re dei bomber (148 reti) e il capitano storico, hanno fatto posto a due ventenni che per fortuna non fanno più notizia per gli anni. Conta l’apporto immediato, i gol e gli assist, le situazioni di pericolo, la capacità di essersi inseriti subito nel contesto, nel gruppo e, per Kvara, nel campionato italiano dove la tattica e la fisicità potevano rappresentare un doppio ostacolo. Ha superato anche quelli, il talento georgiano, assieme agli avversari lasciati sul posto, ai rigori conquistati, alle ammonizioni procurate, alle prodezze di cui oggi parlano tutti col rimpianto di non essersene accorti per primi.

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Raspadori erede di Mertens

Raspadori aveva tutto per essere (e non diventare) l’erede di Mertens: struttura fisica, doti tecniche, duttilità, senso della giocata. E’ stata la prima scelta condivisa di De Laurentiis, di Giuntoli e di Spalletti, l’acquisto perfetto per sostituire il belga sistemandolo proprio dietro la punta ma potendolo sfruttare anche da centravanti o, volendo, sull’esterno. Il Napoli lo ha pagato oltre 30 milioni ma ne è (già) valsa la pena fidandosi del primo mese: oltre ai gol in Nazionale si contano le due reti contro Spezia e Rangers, in più la capacità di intuire cosa vuole Spalletti da lui e cosa i compagni possono proporgli. Jack ha scelto Napoli perché ha capito che dopo essere esploso a Sassuolo, dov’è cresciuto, aveva bisogno di maturare esperienza anche internazionale e mettersi alla prova coi grandi. Una scelta coraggiosa ma vincente dopo aver abbandonato la propria comfort zone.

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Kvaratskhelia show

Kvara è diverso da Insigne, occupa solo la stessa posizione con caratteristiche diverse, è un erede di ruolo ma al Napoli ha portato altro, una ventata di freschezza e novità. Lo scetticismo legato ai contesti in cui si divertiva è diventato fragile, gli stessi dribbling fatti in Russia o in Georgia sono stati ripetuti con successo contro Milan e Liverpool. Kvaratskhelia è il nuovo che avanza, ha già segnato 4 gol (più i 5 in Nazionale da giugno) e il valore del suo cartellino, secondo Transfermarkt, è già più che triplicato, da 10 a 35 milioni. Ha fatto innamorare i tifosi col Verona, gol e assist, ma poi s’è ripetuto subito con la doppietta al Monza e la prima rete come manifesto del suo calcio. In poche settimane una conferma dopo l’altra, l’apice contro il Liverpool quando ha seminato il panico contro Alexander-Arnold confezionando l’assist per la rete di Simeone e giocando da gigante contro i giganti. Kvara è arte pura, si diverte come i bambini per strada, per fermarlo ci vogliono interventi duri che portano a rigori o cartellini gialli. Senza segnare ha deciso la gara di Milano. Si è già prenotato per altre notti magiche in attesa del primo gol in Champions. La vera scommessa dell’estate è diventata il colpo dell’anno.

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