Kim e Kvaratskhelia, se c'è il coraggio di cercare

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Kim e Kvaratskhelia, se c'è il coraggio di cercare© ANSA
3 min
Antonio Giordano
TagsnapoliKimCalciomercato

Invece di storcere il naso, forse è arrivato il momento di metterci il muso dentro, di andare ad annusare questo calcio che poi non è così tanto diverso e a volte, pensando a Son Heung-min, può essere addirittura migliore. In questo macrouniverso di luoghi comuni ma anche di pigrizia, di riti e pure di canaglieschi intrecci, c’è un mondo che corre alla velocità del pallone - e forse di più - e costringe ad abbattere antichi pregiudizi che già il Napoli ha estirpato senza indugi e semmai con coraggio: prima che cominciasse la sua stagione abbagliante, ricca di pirotecniche invenzioni, in quel mercato ritenuto “povero” - via le star e spazio a qualche teorico Carneade - si nascondeva non solo l’Idea ma pure la Competenza, non l’Incoscienza semmai la Saggezza, e nell’istante in cui, tra i rimpianti per i “tirragiro” e le crisi di panico per essere scesi dal K2, si presentarono un georgiano e un coreano, il panico si diffuse tra la folla. Sono appena trascorsi tre mesi dal fischio d’inizio della stagione e Khvicha Kvaratskhelia e Kim Min-jae sono diventati gli uomini-copertina, la fuga dal pensiero omologato, la proiezione in una dimensione che va scoperta uscendo dai confini dell’ovvio.

Un Mondiale non può essere una vetrina, semmai una lente d’ingrandimento, può ingigantire il talento espresso esclusivamente su Wyscout ed esportarlo a reti unificate, ma quando s’arriva sulla Via Lattea i riflessi del talento sono già visibili, non possono essere stati soffocati dall’inettitudine o dall’indolenza, da tendenze che sembrano passeggiate in comfort zone lungo le strade della moda o quello dello shopping compulsivo. Il calcio africano ha già fatto irruzione da un bel po’ e altro ancora offre, quasi senza soluzione di continuità, ma quello asiatico ora danza con la leggerezza di Son o lo fa con la muscolarità di Kim, contro i pregiudizi, dribbla certe convenzioni e fronteggia le banalità, consente persino - rientra nello show business - la tentazione di andare a conquistare inediti mercati del merchandising. Kim & Kvara hanno consentito al sommerso di emergere dolcemente eppure “brutalmente”, hanno diffuso una cortina di stupore che però diventa pure un terribile atto d’accusa per quel football che se ne sta in pantofole e batte sempre e solo gli stessi identici sentieri, privi di fashion.

Napoli, perché oggi Kvaratskhelia e Osimhen valgono 200 milioni
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