Garcia lancia il turnover: la scelta per il tour de force del Napoli

I campioni giocheranno 7 partite in 22 giorni e il tecnico dovrà gestire le risorse tra campionato e Champions
Garcia lancia il turnover: la scelta per il tour de force del Napoli© ANSA
Antonio Giordano
4 min

La chiamano sosta, che poi in realtà è pure giusto definirla così, ma in realtà è ormai per pochi, non certo per tutti: poi è chiaro che dipende dallo status, ma a quel livello lì - Napoli e dintorni - non c’è pausa, né riposo. Solo una enorme, gigantesca, fatica supplementare: perché quando la Patria chiama, ed è assolutamente doveroso rispondere (ci mancherebbe!), l’acido lattico rischia di travolgere chiunque, soprattutto i grandi. Rudi Garcia se ne è stato a Castel Volturno con nove calciatori, non si attrezza neanche una partitina di calcetto se non arrivano i rinforzi dalla Primavera, e lui come altri s’è dovuto arrangiare, arte internazionale a quanto pare: un po’ di allenamenti - anche una doppia dentro - e poi cinque giorni di riposo almeno per loro. Il Napoli sta entrando, con le sorelle impegnate in Europa, nel cosiddetto frullatore: si comincia domani sera a Marassi, si finisce l’8 ottobre con la Fiorentina e nel resto dei ventidue giorni, altre cinque partite nelle quali chiunque si porterà appresso i carichi di lavoro delle Nazionali. E dunque, turnover sia.

Il ritorno dei nazionali

C’è chi ha volato per ore, chi è rientrato soltanto ieri, chi si è infortunato - come Politano - e chi invece s’è preso le proprie responsabilità e le ha portate a spasso: Di Lorenzo ha corso per 180’ sulla fascia destra, tra Skopje e San Siro, aggiungeteci il rientro nella notte dalla Macedonia, il sonno perduto, e comunque ha dato. E come lui, Rrahmani, che ha fatto altri giri; o Zielinski, che ha vissuto lo psicodramma della sconfitta in Albania e l’esonero del ct Fernando Santos; o Kvara, che ne ha presi sette dalla Spagna; o Ostigard, che poi almeno ha vinto con Kvara... Storie che si intrecciano.

Napoli, i minuti dei nazionali

E poi c’è chi come Elmas vive la propria dimensione di eroe nazionale, anche se Garcia gli ha dedicato appena 21’ nelle prime tre giornate di campionato: il gol a Malta, un gioiellino che chiamerebbero tiraggiro, e la prestazione sontuosa contro l’Italia hanno aggiunto credito a casa sua e qualcosa hanno diffuso pure a Napoli, perché ormai nulla può restare segreto.  Per ritrovare se stesso, Cajuste s’è regalato 165’ con la Svezia; Lobotka ha soffocato il dolore per la morte del papà mettendo assieme 160’; per gli altri, sotto la soglia della sofferenza fisica, da 90’ in giù, con Meret che ha solo partecipato emotivamente al debutto di Spalletti.

Napoli, scatta il tour de force

 Però adesso diventa una prova di sopravvivenza, sette gare in rapida sequenza, una ogni tre o quattro giorni, con l’ansia da prestazione che afferra alla gola e il turnover che va modellato: Di Lorenzo, per non fare nomi, viaggia ad andatura insostenibile, non si ferma mai, e Zanoli è un’alternativa sulla quale puntare; in mezzo alla difesa, Rrahmani e Juan Jesus sono diventati la coppia, ma Ostigard reclama spazi e Natan è un investimento - con le garanzie di Micheli - da scongelare; a metà campo, alle spalle del terzetto elegante, c’è Elmas, che non deve aggiungere altro a ciò che ha dimostrato, e però pure Gaetano e Cajuste sperano di essere interpellati, semmai l’intuizione - non essendoci di fatto Demme - dev’essere sul ricambio naturale di Lobotka; e in attacco, vabbé, ce ne sono talmente tanti che Garcia può rischiare in ampiezza ed in profondità. Un allenatore non conosce pause: in due settimane, ne ha avute cose da dire a se stesso, Garcia.


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