
Napoli, per vincere ci vuole orecchio
Siamo presi da questo duello Napoli-Inter che vale lo scudetto quando mancano cinque giornate alla fine, e si va a caccia di sensazioni, motivi, dettagli per capire come andrà a finire, chi ha più carte da giocare, quanta energia è rimasta nella volata finale, dov’è l’inciampo, chi decide e che tempo fa. Milano vive questo momento di alta tensione sorretta dall’esperienza di altre sfide ad alto livello, dallo scudetto sulle maglie, dalle fanfare che l’accompagnano, ma l’Inter sta perdendo colpi, soffocata da una stagione di sessanta partite, due traguardi all’orizzonte e uno fallito (Coppa Italia) e non si sa l’effetto che fa. Si discute se sia stanchezza fisica o mentale, se i rincalzi non siano tutti all’altezza, però, alla fine, “questo campionato può perderlo solo l’Inter” e rischia di perderlo. A Napoli è tutto un formicolio sotto pelle, una vertigine improvvisa e imprevista, questo trovarsi nell’acqua alta, fianco a fianco della corazzata, proiettati in vetta dall’energia che un allenatore energico come Antonio Conte sa trasmettere alle sue squadre, rivitalizzando dieci campioni d’Italia 2023, inglobando sette acquisti costati 150 milioni, però subendo la perdita di Osimhen e Kvaratskhelia, perciò partendo solo per conquistare un posto Champions, ma allenando, convincendo, torchiando, motivando, insistendo ed esaltando una formazione di buona volontà, con l’assistenza di uno staff di sedici esperti d’ogni settore, in testa il campione del mondo Gabriele Oriali, è lassù a «rompere le scatole», a «dare fastidio», a «proviamoci», a «se vogliamo possiamo».
Conte ha portato il Napoli alla pari dell’Inter e non c’è libidine maggiore per il tecnico che conosce una sola ossessione, la vittoria. Quindici punti persi rispetto all’anno scorso hanno messo sotto tiro la squadra milanese. S’è persa l’Atalanta nella sua stagione più ambiziosa, si è defilata la Juventus, è sprofondato il Milan ed è saltato su questo Napoli che gioca oltre i suoi limiti. In testa per sedici giornate, sorpassata dall’Inter, portatasi alla pari, la squadra di Conte, un marchio, una garanzia, fiuta la caccia grossa. La buona salute e una testa sgombra da timori, stress, affanni psicologici e parziale blocco di energie e lucidità sono le condizioni indispensabili al Napoli per andare sino in fondo. L’Inter deve ritrovare il passo cadenzato e perduto della grande squadra per respingere l’assalto azzurro. Il calendario più facile o meno è un fandonia.
A questo punto, Napoli-Torino vale Inter-Roma, non ci sono avversari forti e avversari morbidi, non è il nome dell’avversario che fa la differenza, l’insidia è dietro ogni ostacolo, alto o basso che sia. E bisogna superare l’impaccio delle assenze pesanti che continuano a colpire sia il Napoli che l’Inter. Gli azzurri, inventandosi sfidanti con un superbo girone d’andata (+3 sull’Inter) e remando duramente nel ritorno, senza farsi deprimere da una sequenza di colpi a vuoto, hanno annullato sul campo la superiorità nerazzurra sulla carta. E i due confronti diretti, con due pareggi, non hanno sancito il predominio interista. La partita è aperta. Due sconfitte consecutive tra campionato e Coppa Italia hanno scosso la sicurezza dell’Inter. Il ridotto andamento del Napoli con un minore ritmo in trasferta ha allarmato l’ambiente azzurro. Non ci sono più simmetrie da fare. Dare tutto e di più in campo, poi si vedrà. Lo spareggio è l’ultima ipotesi. Metto un vecchio disco di Enzo Jannacci, «perché ci vuole orecchio, bisogna avere tutto, anzi parecchio, per fare certe cose ci vuole orecchio». Sostituendo l’orecchio con una parte anatomica più vistosa, ecco quello che servirà al di là dell’attacco più forte, della difesa più forte, degli schemi, della costruzione alta o bassa, del pressing e via così per scongiurare, nel duello finale, pali, traverse, infortuni, “gialli”, “rossi”, squalifiche, arbitri, Var e rimesse laterali più avanti di tredici metri. La buona sorte farà parte del gioco. La bella ’mbriana sorride al Napoli. Chi sorride all’Inter?
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