Napoli, muro da scudetto: i numeri record della difesa di Conte© FOTO MOSCA

Napoli, muro da scudetto: i numeri record della difesa di Conte

La terza linea dei campioni d'Italia si conferma blindata: da primato anche gli indici xG dei tiri subiti e delle reti possibili
Fabio Tarantino
5 min

NAPOLI - Un muro che scoraggia, scomodo anche solo nella semplice idea di provare a superarlo. Parlano i numeri che esaltano il Napoli e la sua dolce compagna di trionfi, la difesa, segreto dell'ultimo scudetto, mantra di Conte allenatore, viatico per sognare in grande. Una costante per l'allenatore del Napoli che ne aveva fatto riferimento anche un anno fa, nel giorno della presentazione, parlando di obiettivi e ambiziosi: prima non prenderle. Era stato così alla sua Juve dei record e poi anche altrove. Si è ripetuto a Napoli: 27 gol subiti. Miglior difesa in Serie A e in Europa. Quest'anno, pur con gli stessi interpreti - aspettando i nuovi -, le statistiche sono ancora più rassicuranti e vanno lette e interpretate per darle una forma, un senso pieno. 

Numeri super

Due partite, zero gol subiti e non solo: pochissimi tiri concessi e quei pochi anche dal basso indice di pericolosità. C'è un dato che lo evidenzia: xG/tiro, ovvero la probabilità che quella determinata conclusione possa essere pericolosa e dunque convertita in gol. Lo scorso anno, dopo 38 giornate, questo valore era pari a 0,08. Ora, dopo due partite, è addirittura sceso: 0,05. Vale a dire che, in media, ogni tiro subito nei primi centottanta minuti (17 in totale) aveva il 5% di possibilità di diventare rete. Nessun tentativo ravvicinato, nessuna azione clamorosa, solo tentativi dalla distanza, da posizione defilata, innocui. Ancora più basso l'xG per partita, 0,46 contro lo 0,81 della scorsa stagione. xG sta a indicare la metrica statistica che misura la probabilità che un tiro in porta possa trasformarsi in gol. Più è bassa, più le azioni non sono state degne di nota e dunque non hanno rappresentato una vera e propria minaccia. Ai numeri si affianca la memoria storica: contro Sassuolo e Cagliari, Meret non ha avuto troppo da sudare. Ordinaria amministrazione, un paio di tiri bloccati e poco altro. Questo perché il Napoli ha ripreso da dove aveva lasciato. Da una difesa solida nei singoli, forte di reparto, e da una squadra che fa dell'equilibrio - oltre i moduli - il suo punto di forza. 

Il Napoli di Conte

Conte ha modellato il Napoli a sua immagine e somiglianza. Una squadra forte di testa, nel pensiero e nel modo di stare in campo. Gli attaccanti sono i primi difensori, Politano fa un lavoro prezioso a destra, Lobotka play è anche un generoso mediano che sostiene i centrali, i terzini dentro al campo aiutano la squadra in costruzione ma sono sempre attenti in marcatura. Il tecnico ha cambiato spesso sistema di gioco lo scorso anno, eppure la squadra non ha mai perso le misure e le distanze. Un'idea è un'idea anche se applicata a varie forme. Il Napoli la sua integrità tattica l'ha blindata anche nei momenti di maggior difficoltà. Il risultato è stato uno scudetto vinto di forza, con pieno merito, grazie a una difesa solidissima. 

I protagonisti in difesa

Sono noti i protagonisti: da Meret, il portiere dei due scudetti a cui quest'anno si è aggiunto Milinkovic-Savic, fino a Olivera, soldatino prezioso a cui Conte si affida nelle partite più antipatiche, passando per i centrali, Rrahmani ormai leader, Buongiorno acquisto prezioso, Juan Jesus alternativa sempre utile. Quest'anno dal mercato è arrivato anche Beukema, trenta milioni dal Bologna, e il giovane Marianucci dall'Empoli, ora in Under 21, che crescerà con calma all'ombra dei grandi. E poi Di Lorenzo, Spinazzola, presto anche Gutierrez, la fisicità di Anguissa che resta un fattore, la generosità delle punte. Bisognerebbe citarli tutti, uno a uno: il vanto di una difesa simile è da ricondurre a tutta la squadra e al suo allenatore, da cui tutto nasce. Impronta Conte. 

 

 


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