Come Conte ha cambiato il Napoli: le mosse e tutti i moduli usati finora

Non più un solo sistema di gioco, ma grande elasticità: ecco come il tecnico è andato oltre se stesso
Fabio Tarantino
4 min

L’idea iniziale è stata superata da un’altra intuizione che oggi non è più attuale ma che presto potrebbe tornar di moda. Antonio Conte, che quando è stato fermo, dal Tottenham al Napoli, non ha fatto altro che approfondire, oggi non blinda nessun modulo e non pone limiti alla sua voglia di modellare la squadra a immagine e somiglianza dei suoi giocatori, degli imprevisti, delle intuizioni e delle caratteristiche degli avversari. Da quando è arrivato a Castel Volturno, ha preso per mano il Napoli conducendolo alla vittoria del campionato attraversando varie strade e poi provando, in questo momento, a esplorarne delle nuove. L’arrivo di De Bruyne, ad esempio, ha inaugurato il nuovo corso, quello dei Fab Four, i quattro centrocampisti con l’ampiezza che arriva soprattutto da destra, con Politano, ma con una squadra equilibrata, geometrica e dominatrice del pallone e dunque del gioco.

I moduli disegnati da Conte per il Napoli

Ma i Fab Four sono un concetto, uno slogan che si traduce, su carta, in una sorta di 4-1-4-1 con Lobotka play basso e McTominay finto esterno che, accentrandosi, concede a Spinazzola a sinistra lo spazio per spingere a tutta fascia. E De Bruyne? Svaria ovunque, senza limiti, facendo il regista che si aggiunge a Stani in costruzione e poi la seconda punta in pressione accanto a Hojlund. Perché conta l’interpretazione più che i moduli stessi, concetto chiaro e ormai ben radicato nella testa dei giocatori. Ogni cambiamento non disorienta ma diventa un’opportunità per crescere e per diventare ancora più imprevedibili. Per questo, in attesa di altre idee, di novità da non sottovalutare, l’alternativa fedele resta il 4-3-3 citato da Conte dopo lo Sporting e utilizzato spesso in corso d’opera, come in Champions. In quel caso Neres si aggiunge agli attaccanti - indifferentemente a destra o a sinistra - in luogo di un centrocampista, ma nel ventaglio di scelte ci sono anche Lang o Elmas come opzioni valide sulla corsia mancina. Il 4-3-3 era stato il vestito dello scudetto nel momento clou della stagione, ma prima e dopo c’è stato un Napoli altrettanto efficace seppur diverso da se stesso. 

Gli inizi di Conte al Napoli e i moduli utilizzati

Il primo abito di Conte è stato il 3-4-2-1 con Mazzocchi nei quattro e Politano e Kvara esterni dentro al campo. Il Napoli lo ha indossato fino all’arrivo di McTominay, poi con lui - sacrificando Mazzocchi e con Politano sempre a destra ma più arretrato - si è passati a una sorta di 4-2-4 (con McT quasi accanto a Lukaku) che poi, d’inerzia, è diventato 4-3-3 con Scott mezzala e Kvara-Politano di nuovo esterni ma più larghi. Conte scelse di cambiare e di salutare la difesa a tre per favorire l’inserimento di McTominay, la squadra funzionava, poi ecco la svolta, un’altra: Kvara via e gli infortuni. Comincia il nuovo anno, il 2025, e il Napoli si rimodella. Si rinnova. Quando Kvara va al Psg, Conte prima si affida a Neres, poi sceglie anche Spinazzola alto a sinistra quando il brasiliano va ko. E a febbraio, nel pieno dell’emergenza esterni, ecco il rito rno al (suo) passato con il 3-5-2 contro la Lazio: Raspadori, signore della panchina dalla massima disponibilità, diventa attore protagonista e si mette accanto a Lukaku. Il Napoli cambia di nuovo pelle, attraversa una fase di stasi, poi torna a vincere e convincere prima di rimettersi col 4-3-3 che sarà il modulo del trionfo, della vittoria sul Cagliari con Raspadori che fa anche l’esterno, si adatta e si sacrifica. Alla fine erano solo numeri, contava l’approccio e i codici che ormai appartengono al Napoli, a questi giocatori. Li guida Conte. 

 

 


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