© LAPRESSE Napoli, l'ora di guardarsi in faccia
È preoccupato Conte, lo sono tutti i tifosi del Napoli. La quinta sconfitta stagionale è un colpo durissimo. Un gancio al volto che stordisce e ti offusca la vista. Il primo posto in classifica perso è quasi un dettaglio rispetto all’orizzonte smarrito, al senso totale di vuoto avuto a Bologna. Al Dall’Ara il Napoli ha toccato il fondo, ha perso orientamento, bussola e anche identità. Non gioca, non lotta, non combatte, non è una squadra. Così non va da nessuna parte. E le parole dell’allenatore dopo la partita sono ancora più preoccupanti di quello che è successo in campo. Perché, quando dice di non avere nessuna intenzione di accompagnare un morto, apre a degli scenari fino a qualche giorno fa impensabili. Solo la voglia di dare una scossa a tutti o c’è anche dell’altro? Conte non si sottrae alle sue responsabilità, mette in discussione anche il suo lavoro, ma fa emergere una criticità nello spogliatoio che è il peggior ingrediente per andare avanti. Perché parla di sconfitte che non arrivano per caso, di una squadra che non lo segue, che ha perso energia, entusiasmo e voglia di combattere. Uno scenario inquietante.
Bologna è destinata a diventare uno snodo cruciale della stagione azzurra. Anche perché quello che si è visto al Dall’Ara non ha precedenti. Quando non riesci a fare un tiro in porta in una partita in cui la squadra avversaria ha in porta un ragazzino di 17 anni devi farti delle domande. Così come se chiudi per la terza volta senza segnare, oppure se ti sciogli come neve al sole al primo episodio contrario. Entrare in discussioni sul gioco, comunque, diventa anche superfluo, non è quello il principale problema in questo momento. Il Napoli se vuole ripartire deve resettarsi, ritrovare uno spirito di squadra comune. I giocatori hanno bisogno di guardarsi in faccia e di decidere come andare avanti. Come un gruppo sfilacciato capace di fare figuracce contro tutti, oppure di tornare a essere uniti e combattere insieme.
Per fortuna il cammino altalenante avuto finora non ha compromesso niente. La stagione e gli obiettivi sono tutti lì, ancora a portata di mano. La sosta, al di là degli impegni di tanti con le nazionali, deve però servire a trovare una via d’uscita. Anche perché è l’ultimo momento di riflessione prima di iniziare un tour de force senza soste fino a febbraio. Dal 22 novembre il Napoli giocherà nove partite (o dieci, dipende dalla Supercoppa) in 36 giorni contro Atalanta, Qarabag, Roma, Cagliari, Juve, Benfica, Udinese, Milan e Cremonese. Per rimettersi sulla carreggiata giusta c’è bisogno di tutti, di una squadra che torni a pensare da squadra, di uno spogliatoio che abbia voglia di dimostrare sul campo le sue qualità e di un allenatore che torni a fare la differenza come è abituato a fare. Il tempo c’è tutto, ma non si può più sbagliare. Bisogna rimboccarsi le maniche e tornare in campo per difendere quel triangolino tricolore che si porta sulle maglie.
