Vergara, talento e personalità: si è preso il Napoli e ora sogna la Nazionale

Classe pura, personalità e due gol in quattro giorni: i tifosi sono pazzi di Antonio 
Fabio Mandarini

Pubblicato il 04.02.2026, 07:47

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Il ragazzo ha coraggio: presentarsi in campo con i calzettoni abbassati alla Sivorino, alla seconda da titolare in Serie A con il Napoli e per giunta contro la Juve a Torino, era un bel rischio. Ma Antonio Vergara, 23 anni, trequartista e forse mancino non per caso, ha tre doti fondamentali con cui schiaffeggia i pericoli del suo mestiere: talento puro, la gioia del calcio e due occhi furbi e scugnizzi, neri come olive, da film di De Sica (Vittorio). Lui, invece, sulla tibia sinistra ha tatuato i versi di una poesia di Eduardo: una d’amore, quella del cuore analfabeta. L’ha dedicata alla squadra e alla città. La sua città: Napoli ovunque, sulla pelle e nel destino. Era tutto scritto: aveva 10 anni quando Gianluca Grava, il direttore del settore giovanile, andò a vedere un po’ di ragazzini sul campo di calcetto della scuola calcio della famiglia Lodi e lo notò. Lo scoprì e lo volle subito, perché aspettare? Correva il 2013, fu pagato più o meno 15mila euro. Oggi non ha un prezzo, ha anche firmato con il Napoli fino al 2030. O meglio: vale milioni di euro, ma chi può dire quanti? Un bel po’. Doppia cifra. Di certo, il valore è cresciuto negli ultimi sette giorni: è trascorsa una settimana dal primo gol con il Napoli, in Champions, contro il Chelsea. Con una ruleta in faccia a gente da Premier e un sinistro affilato nello stadio del dio mancino. Il bis tre giorni dopo: con la Fiorentina, cavalcando come un purosangue. E sempre di sinistro: quel piede è d’oro, può farci tutto. Che fosse bravo, ma bravo davvero, s’era già capito da tempo e c’era solo da scegliere: il controllo a seguire di tacco in ritiro, l’assist contro il Cagliari, lo scatto di Torino con Yildiz aggrappato (e ammonito) alla sua maglia. Ma se il telecronista inglese di Napoli-Fiorentina lo chiama, «’o piccirillo», raccontando il suo gol e trattandolo come un niño prezioso, allora vuol dire che il ragazzo ha cominciato la scalata. E pensare che allo Stadium, in una scena da Troisi, l’arbitro Mariani gli parlò in inglese. E Antonio, con personalità: «Sono italiano, prima cosa...». E meno male.