Vergara al laboratorio di Allegri: mezzala in un Napoli sempre più italiano

Il giovane azzurro si mette al servizio del nuovo allenatore che sta studiando il ruolo migliore per lui
Fabio Mandarini

Pubblicato il 25.07.2026, 08:40

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Nemmeno il tempo di cominciare e Massimiliano Allegri s’è già messo a lavorare con gli alambicchi tecnici e i microscopici tattici: il primo esperimento della sua era di allenatore del Napoli è la metamorfosi di Antonio Vergara. Da trequartista nel 3-4-2-1, come lo schierava Conte, a mezzala nel 4-3-3. Un po’ alla McTominay, se vogliamo, considerando l’ampio bagaglio in dotazione: ha visione, intuizione e spiccate capacità offensive che comprendono anche il gol e l’assist; e in fase difensiva può contare su intensità, resistenza e velocità. In gergo si dice così: ha motore. E Max vuole accenderlo e spingerlo per bene, proseguendo una tradizione di trasformazioni fortunate che ne confermano l’inventiva e la capacità di cogliere il meglio del calcio che la natura ha regalato ai suoi uomini. Esempi famosi? Cuadrado e Sturaro terzini, Boateng trequartista, Mandzukic esterno e Leao centravanti.  

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Il ruolo di Vergara

Allegri è estroso ma anche pratico. Profondo conoscitore del gioco e difensore strenuo del gesto tecnico che ti cambia la vita e le partite. Baluardo irriducibile della semplicità di questo sport. Semplice e per questo tremendamente complesso: tutto sta nel trovare i calciatori giusti da mettere nei posti giusti, esaltandone le caratteristiche e non alterandone il Dna. E allora, l’ultima idea: dottor Antonio e mister Vergara. Il trequartista di destra, un tempo anche ala, che diventa mezzala. È così che l’ha provato sin dalla prima partitella a campo ridotto diretta nel ritiro a Dimaro ed è così che l’ha schierato mercoledì in amichevole contro l’Arezzo. Nel secondo tempo, nei tre di centrocampo del suo 4-3-3, c’erano Vergara, Lobotka e Folorunsho. Mezzala destra, per la precisione. Ma nelle prove tattiche, con Anguissa e Lobo, ha invece recitato da mezzala sinistra. L’assaltatore, stile McT.  

Il cuore italiano del Napoli

Dopo la partita, con la sua proverbiale umiltà che non significa mancanza di consapevolezza o timidezza, Antonio ha dichiarato: "Penso di poter giocare in questo ruolo: Allegri mi dice che ho le doti ma anche che devo apprendere meglio i movimenti e i passaggi tattici". E a chi chiedeva qualcosa sui tempi di adattamento: "Dipende da me: può volerci un giorno, un mese, un anno. Vediamo e speriamo che siano brevi". L’unico aspetto certo e certificato dall’applicazione registrata ogni volta allo stadio di Carciato è che Vergara lavora duro con Max, Magnanelli e il resto dello staff. Ce la sta mettendo tutta. Ha entusiasmo e voglia. Antonio è il volto nuovo, fresco e scugnizzo di una squadra che con lui ha moltiplicato la quantità di sangue napoletano doc nelle vene e aumentato i battiti del cuore italiano del Napoli: Meret, Di Lorenzo, Politano, Spinazzola. La quota azzurra di casa Italia, il recente passato ma anche il presente e il domani, guardando l’orizzonte dalla sua prospettiva. Con Gattuso, nella parte finale del suo ciclo, Vergara ha sfiorato la prima convocazione in Nazionale, salvo poi arrendersi all’infortunio che lo ha escluso dai giochi a marzo, sul più bello. Dopo undici partite consecutive da titolare e 3 gol tra campionato, Champions e Coppa Italia. Ha 23 anni, talento da vendere e un alleato di nome Allegri al suo fianco: il futuro è suo. 

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