De Bruyne esclusivo: “Jesus sa come vincere. Con Allegri sembra tutto più semplice al Napoli. Conte? Rigido”. E sullo scudetto…
Non chiedergli chi erano i Beatles. Ed è meglio andarci piano anche con i Fab Four nel Napoli di Allegri. Tutti in campo. «Sinceramente non mi interessa. Sono stato in squadre piene di grandi calciatori e non capisco perché quelli bravi non debbano giocare insieme. A volte funziona e altre no. Ma è la stessa cosa con le ali o senza, con i terzini o senza. Alla gente piace inventare un sacco di storie, parlare e scrivere. Ma non è il mio lavoro, io gioco». La prima stecca è per i critici e i filosofi del calcio, alè: the king is back. In splendida forma, asciutto e tirato come un ragazzino di 35 anni, e perfettamente pettinato anche dopo due ore di allenamento. «Kev, l’aria condizionata è troppo alta?», gli chiedono con quella maledetta ansia di rovinare un pezzo pregiato. «No, è okay». A lui va bene tutto: fuori c’è una frenesia assurda, ma Kevin De Bruyne non dà mai l’impressione di perdere il controllo della palla. Il tocco del fuoriclasse.
Sa che il prossimo sarà il 200° gol della sua carriera?
«No, ma è bello scoprirlo. Gioco da 18 anni, tanto tempo, ma ovviamente fa piacere raggiungere questo traguardo».
Il numero 199 l’ha segnato sabato al Genoa. La famosa situazione-Vasquez: fallo o non fallo?
«Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa».
Il popolo ha apprezzato il suo saluto in napoletano al Centenario. Lo parla bene.
«Per niente! È dura anche parlare in italiano: ci provo con i ragazzi e faccio tanti errori. Però un po’ lo capisco. Nelle riunioni comprendo la maggior parte delle cose».
Sta studiando la nostra lingua?
«No. È difficile: ho una famiglia, tre figli e tante cose da fare. L’anno scorso, poi, sono stato fuori quattro mesi per recuperare e sono successe molte cose».
Ha mai pensato al ritiro dopo l’infortunio?
«No, in quel momento no. Ma a volte ci penso. Penso al mio futuro, ai miei figli che non sono più piccolissimi e a quale sia la decisione migliore da prendere per il futuro. Tutto normale in questa fase della mia carriera».
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