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Szczesny: «A Roma sto bene, ma l'Arsenal è casa mia»

Szczesny: «A Roma sto bene, ma l'Arsenal è casa mia»
© Bartoletti

Il portiere giallorosso intervistato da un portale polacco: «Salah  è veloce, ma Walcott è più rapido negli spazi aperti»

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sabato 7 novembre 2015 12:28

ROMA - «A Roma sto bene, ma l'Arsenal è la mia casa. Salah? È più veloce Walcott». Parola di Wojciech Szczesny. Il portiere giallorosso si racconta al sito polacco Futbolfjs.pl e parla del suo rapporto con la Roma e con l'Arsenal. «Qui sto bene, è il luogo ideale per vivere. Il clima è perfetto, ora è novembre e qui fanno 24 gradi. Ho imparato a bere il caffè come gli italiano. La mentalità dell'Europa Meridionale - completamente differente rispetto a quella londinese - mi è piaciuta perché sono un ragazzo impetuoso, gioco e vivo la vita in maniera emotiva. All'inizio è stato un po' difficile, vedendo tutti i gesti che fanno gli italiani credevo che volessero discutere con me. Ma qui le persone sono veramente buone. Sono stato avvisato che qui sono tutti perennemente in ritardo, che c'è traffico ovunque. Forse l'unica cosa che mi dà fastidio di Roma è guidare l'auto. E' una follia...ma è il folklore locale». Ma nonostante tutto, il suo cuore è in Inghilterra: «Da quando ho 16 anni ho vissuto a Londra e ci sono cresciuto. L'Arsenal è casa mia. Inoltre ho ancora un contratto valido con il club, che sarà efficace anche dopo il periodo di prestito alla Roma. So che sarebbe più facile per me dire che amo la Roma. Ho sottolineato che qui sto vivendo un grande momento, che abbiamo una squadra forte e credo che potremo vincere qualcosa. Ma se l'Arsenal mi richiamerà, poi dovrò tornare a Londra. E né io, né la Roma, potrà opporsi. Se qualcuno non capisce non è un mio problema. Io per la Roma darò il mio 100% sia in allenamento sia in partita, non c'è dubbio. Nessuno nel club mi ha incoraggiato a cambiare le mie dichiarazioni. Al contrario, mi hanno invitato a non rimangiarmi nulla. E non voglio ritirare quelle dichiarazioni, ho il diritto di essere onesto».

SALAH - «Salah? Devo dire che, a mio vedere, Theo Walcott dell'Arsenal è ancora più veloce - continua il giocatore polacco - Salah è più veloce negli strappi e i cambi di direzione, ma Theo è più rapido negli spazi aperti». Poi spiega così i differenti risultati del club giallorosso contro il Bate Borisov e il Bayer Leverkusen: «Dipende dal nostro stile di gioco che è spettacolare e offensivo. Pressiamo tanto, anche in maniera rischiosa. Forse a volte, da portiere, preferirei concludere la partita a porta inviolata e vincere con un noioso 1-0, ma mi piace questo nostro modo di giocare. Anche se i tifosi della Roma possono essere soggetto ad attacchi di cuore. Lo stile di gioco è adatto ai giocatori che abbiamo. E' evidente che con questo stile di gioco vada molto bene la fase offensiva, anche se a volte le gambe sono più veloci della testa». E sul suo trasferimento a Roma precisa: «Boniek? Lo vedo solo in Polonia, a Roma non l'ho mai incontrato. Non ha avuto alcun ruolo nel mio trasferimento. Non ho consultato lui prima di prendere una decisione, ma solo Wenger, il mio manager e Marina, la mia ragazza. Questa decisione riguarda entrambi. Wenger mi ha formato non solo nel mio sport ma nella mia vita: come giocatore e come uomo».

L'ARSENAL - A chi lo accusa di poca umiltà nell'ultimo periodo all'Arsenal risponde: «Io non sono il tipo di giocatore che sta tranquillamente seduto in panchina. Poca umiltà? Non sono d'accordo con questo parere. Si può chiedere a qualsiasi allenatore con cui ho giocato e con cui non ho mai fatto prolmeni. Anche Arsene Wenger ha confermato che io non sono il tipo che fa problemi. Ho fatto degli errori giovanili e a volte forse mi è mancata la professionalità ma non ho mai mancato di rispetto ad allenatore e compagni». Sul momento in cui l'Arsenal ha acquistato Cech aggiunge: «Io non sono stupido e so cosa vuol dire giocarsi il posto con uno dei migliori portieri del mondo, non è detto che si debba rimanere tutta la stagione in panchina. Inizialmente ho anche voluto prendere in considerazione la possibilità di lottare per il posto da titolare ma dopo un colloquio con Wenger per me è stato chiaro che avrei dovuto cercare un'altra squadra». Comprare Cech «era un affare, per così poco denaro dovevano prenderlo! Se ti offrono un giocatore a un prezzo accessibile lo devi prendere. Se avessero offerto Cristiano Ronaldo a un prezzo accessibile, lo avrebbe dovuto prendere perché un manager deve pensare al bene del club. Wenger non deve fermarsi al fatto che Szczesny è stato 'allevato' dall'Arsenal, siamo seri! Deve guardare solo al bene del club nel suo complesso».

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