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Roma, De Rossi a tutto campo: «Sono rimasto per amore»

Roma, De Rossi a tutto campo: «Sono rimasto per amore»
© Bartoletti

Il capitano giallorosso, intervistato da Veltroni, spazia dal rapporto con città e tifosi al trionfo del 2006 con l’Italia di Lippi per finire con un futuro (nella Capitale o altrove) tutto da scrivere

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di Walter Veltroni

sabato 23 settembre 2017 08:15

Daniele De Rossi, lei è diventato uno dei saggi del calcio italiano. Era capitan futuro ora è capitano e basta, nel senso pieno del termine. Cosa è successo in lei in questi anni?
«Per prima cosa grazie per la definizione di saggio del calcio italiano. Credo di essere una persona equilibrata. Mi è sempre stato riconosciuto, anche durante le prime fasi della mia carriera. È il mio carattere. Dentro il campo, ogni tanto, ho un po’ macchiato questa immagine con quelle uscite di foga che mi hanno sempre caratterizzato. Adesso anche in campo riesco a controllarmi meglio e sarebbe grave se non fosse così, a trentaquattro anni. Credo di venire reputato, anche dagli avversari, come una persona a modo.

Il fatto di essere riconosciuto come saggio è forse dovuto al fatto che io non parlo tantissimo. E quando non parli tanto è molto più alta la probabilità di non dire stupidaggini. Il fatto di essere capitano a tutti gli effetti poi è una differenza che non sento molto durante la stagione, durante il mio lavoro, nella quotidianità. Ma capisco che qui la gente ha comunque bisogno di vedere un capitano romano, che sia tale non solo per il numero di partite giocate, ma per l’attaccamento profondo alla maglia e alla città».

(...)

Perché è difficile vincere a Roma?
«Questo è un discorso che meriterebbe un’intervista tutta per sé. È difficile vincere a Roma perché ci sono società più potenti a livello economico, con più storia alle spalle, per quel che riguarda le vittorie, e, lo sappiamo, “vincere aiuta a vincere”. La Juve in questi anni ha avuto uno strapotere finanziario certo, grazie allo stadio ma anche per come hanno gestito il capitale umano di cui disponevano.

E si sono tolti di dosso l’immagine dell’ultima gestione, che era stata vincente ma aveva delle macchie gigantesche sul groppone. Noi gli siamo sempre stati dietro negli ultimi anni. Passargli davanti sfiora l’impossibile, ma noi ci proviamo, non abbiamo mai mollato, non abbiamo mai smesso di tentare di farlo, non ci nascondiamo dietro a questo loro strapotere, partiamo alla pari con tutti quanti».

(...)

Leggi l'intervista completa sull'edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio

 

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