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Roma, il preparatore dei portieri Savorani: «Alisson ricorda Zamora e Yashin»

Roma, il preparatore dei portieri Savorani: «Alisson ricorda Zamora e Yashin»
© AFPS

Parla l’uomo che alla Roma ha fatto un campione del giovane brasiliano

di Guido D'Ubaldo

sabato 24 marzo 2018 11:00

ROMA - Marco Savorani, preparatore dei portieri della Roma, in questa intervista esclusiva racconta il fenomeno Alisson.

Il brasiliano è il portiere più forte che ha allenato?

«Sì, il più forte da quando faccio questo lavoro».

In cosa consiste il suo lavoro?

«La metodologia è improntata sulla tecnica e vengono toccati tutti gli aspetti, tattici e di situazioni di gioco».

Quando i portieri interagiscono con gli altri giocatori?

«Durante l’allenamento ci sono esercitazioni con la squadra, continua il lavoro di correzione, io mi metto dietro la porta durante le partitelle, correggo eventuali errori tattici. Quando c’è la partita vera il mio lavoro è finito».

Il lavoro del preparatore dei portieri tocca anche la sfera psicologica?

«Il compito principale è organizzare l’allenamento, coordinandomi con l’allenatore. Bisogna saper interagire con i portieri, capire gli stati d’animo, se è il momento in cui hanno bisogno di sentirsi incoraggiati, oppure se vanno strigliati».

Nei due anni di Roma come è cambiato Alisson?

«Il ragazzo ha sposato in pieno una metodologia di lavoro e la segue, si è messo a disposizione con molta umiltà. In questi due anni abbiamo esplorato tutti gli aspetti del ruolo, attraverso questo addestramento specifico è migliorato tanto. Quando leggo che è un portiere che rende le cose semplici penso che è innato in lui il talento, fa parte del suo dna. E’ se stesso e non si può paragonare ad altri, ma se continua su questi livelli può avvicinarsi a Zamora e Yashin, che sono stati i migliori portieri del ventesimo secolo. Di Zamora ha l’intuito di capire dove può tirare l'avversario, di Yashin il posizionamento e l’essenzialità. Anche Zamora era bravo in uscita con i piedi, mentre il russo era poco incline a tuffi vistosi, preferendo rendere tutto molto semplice, essenziale. Ecco, per queste caratteristiche si avvicina a questi portieri che hanno fatto la storia del calcio».

E’ migliorato grazie alla scuola italiana, che ne ha affinato la tecnica che aveva assimilato in Brasile.

«In Italia c’è una scuola importante per i portieri e alla Roma c’è stato un precursore, Roberto Negrisolo, un maestro da tutti i punti di vista. Ha fatto cose straordinarie. Io ho cercato di riprendere la metodologia che già c’era negli anni passati. Negrisolo alla Roma ha dato vita a una tradizione, ha scoperto tanti portieri che venivano dal settore giovanile come me».

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