Roma, tra rischi e speranze Monchi al contrario
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Roma, tra rischi e speranze Monchi al contrario

Di solito sono i tassisti. Io ho la mia postina, Rosita. E’ calabrese, ma ha sposato la Roma, da che è vedova inconsolabile di Luciano, giallorosso cronico. Per dimenticare Luciano si fa Trastevere in lungo e in largo sotto il solleone a passo da bersagliera. E capisce di calcio. Più di tante cocorite televisive. E’ la mia musa. “Che ne pensi del mercato della Roma?”, le faccio subdolo. “Tanto casino, tanto viavai, ma non vedo la luce, capisco quello che abbiamo perso ma non capisco quello che abbiamo guadagnato”, mi fa soave mentre mi consegna un’ingiunzione di pagamento. Mi accorgo che anche stavolta la penso come lei. La Roma, oggi, è un mosaico di domande sospese. E, nella percezione emotiva e tecnica di tanti tifosi, il perduto surclassa l’acquisito. Nainggo e Alisson sono due frecce nel costato. Il tira e molla tra giornali, radio e social è sempre lo stesso: chi smania sentenze e chi dice che calma, sarà il campo a decidere. I primi passano per carnefici, i secondi per camerieri di Trigoria. Ci sarà il modo in questa città di suscitare domande, dubbi, persino allarmi senza essere rubricato in qualche colonna infame? No. Ma fa lo stesso. La Juventus fa il suo all insulla stagione che verrà. Vuole tutto, la Champions prima di tutto. Cristiano Ronaldo per esagerare, ma anche Bonucci, noncurante del grottesco e del pollice verso dei tifosi. Ma anche gente di primissima qualità come Cancelo ed Emre Can. L’Inter, sapete, il manico già ce l’ha e si è iniettata nel suo flebile sangue tipi come Nainggolan, De Vrij, Asamoah e Vrsaljko, aspettando Vidal o Modric. Il Milan americano si ubriaca di Higuain e altro. Il Napoli cova sotto la chioccia suprema, Ancelotti, uomo che sa di calcio, saggio, affettivo e ora anche scaltro come una volpe. E la Roma?

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L’auspicio, prima di tutto. Che Eusebio si riveli un grandissimo allenatore, uno di quelli, rari, che creano valore anche quando i valori non sono assoluti. Non lo sappiamo se è così, io almeno non lo so. Certo, questa è la sua Roma. Certo, non avrà alibi. Tutto, a partire da Monchi, si allinea ai suoi desideri. Certo, non mi piace stia strisciando la tentazione di pensare che la Roma sia a posto così. Idea pericolosa, soprattutto se Eusebio non si rivelerà Guardiola o almeno Sarri. Le amichevoli non dicono tutto, ma qualcosa dicono. Le domande restano tutte appese, se non declinanti al peggio. Olsen sembra solido, ma a destra Florenzi e Karsdorp sono per motivi uguali e diversi soggetti a rischio (Florenzi, per me e anche per la postina, è al suo massimo come esterno alto). A sinistra Kolarov, sua maestà, ma un anno in più e chissà se l’usura prima o poi intacca anche i sovrani. Piacevole sorpresa Marcano, al punto che si fantastica volentieri sui tre dietro, lui più Fazio e il bullissimo ma imprescindibile Manolas. De Rossi, vedi Kolarov. Gonalons lo vedi soprattutto altrove. Strootman vedi Florenzi e Karsdorp e non è mai un buon indizio quando cominciano a elogiarti più per la persona che sei e non per il calciatore che fai. Lorenzo Pellegrini sta da un anno in mezzo al guado di un destino che lo vedrà grandissimo o uno dei tanti. Ce ne sono a centinaia di quelli che, nel guado, ci restano a vita. Cristante fin qui intravisto, più intra che visto, smarrito un po’ e si deduce che gli manca la musica dei suoi bergamotti. Pastore. Avete abbastanza mani per metterne una sul fuoco? Io no. Non sembra trovare la sua casa in una Roma che lo vuole dietro le tre punte. Incanta qua e là, ma ancora non esiste. Insomma, qualcosa langue in mezzo e forse anche dietro. N’Zonzi? Una “bestia” che piace, ma lento e macchinoso e soprattutto la stessa età di Nainggo. Ha senso comprarlo per la stessa cifra, più o meno, ricavata per l’amatissimo ninja? Se ce l’ha, io non lo vedo.

Perso Malcom, e dunque un dinamitardo talento in crescita imperiosa, ci si sta autoconvincendo con l’inerzia dei pensieri comodi che Kluivert o El Shaarawy possano bastare lì a destra. Justin e Stephan hanno numeri da fenomeni, ma uno è troppo giovane, l’altro così dannatamente ondivago. Schick è una suggestione, ma sembra non poter essere altro che un alter-Dzeko. Dunque, io dico, manca sempre davanti uno spaccadifese conclamato, alla Malcom per capirci, e non capisco perché affossarsi nel dogma del mancino che parte da destra. I soldi ci sono. Trasformiamoli in un utile divertimento. Non capisco neppure cosa voglia la Roma. Davvero pensa di poter inventare l’alchimia che metta insieme le plusvalenze e le vittorie importanti? L’oro benedetto, ma fin qui manco l’odore. La Roma rischia di diventare il loopall’infinito di Dorando Pietri. Ogni volta, a un passo dal traguardo collassa per cedimento (in questo caso dei suoi pezzi migliori). A meno che non ci si accordi, tutti, società e media e tifosi, che plusvalere insieme al piazzarsi nobili sia già di suo una vittoria. E allora, amen. Ma che noia!

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