Stadio della Roma, Pallotta non cede: pronto ad andare in tribunale
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Stadio della Roma, Pallotta non cede: pronto ad andare in tribunale

Non sono emersi legami tra inchieste e procedimenti amministrativi

La posizione della Roma non cambia di un millimetro. Non ci sono atti viziati sullo stadio di Tor di Valle in nessuna inchiesta giudiziaria che riguarda la sindaca Raggi e gli altri esponenti del M5S. Quindi i dirigenti della Roma che stanno seguendo il dossier, in particolare il vicepresidente Baldissoni, si aspettano che i tempi siano i più rapidi possibile. Certo, la bozza della convenzione urbanistica presentata dai tecnici della Roma comprende diverse criticità, come il taglio di molte opere pubbliche, nessuna certezza dell'apertura della fermata della metropolitana prima dell'inaugurazione dello stadio. E’ quello il testo ufficiale della proposta della Roma. I tecnici del Comune risponderanno nei prossimi giorni, ma al Movimento così non va bene. A questo punto appare difficile andare al voto in aula sulla variante e sulla convenzione urbanistica prima delle elezioni europee, passaggio obbligato per il via libera definitivo, come avrebbero voluto sia la Roma che il Campidoglio. La distanza tra le parti non sembra colmabile nel giro di pochi giorni. A fronte di questa situazione la decisione finale potrebbe prenderla direttamente la sindaca.

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LA LINEA GIALLOROSSA - La Roma si sente in una posizione di forza, grazie a un diritto acquisito che non potrà essere cancellato dalla tanto attesa votazione della variante e della convenzione urbanistica. Pallotta e Baldissoni ritengono che ci siano ancora tutti i presupposti per andare avanti con lo stadio. Non ci sono legami tra le inchieste giudiziarie che hanno portato scompiglio nel M5S. Il procedimento amministrativo ha un suo iter giuridico ed oggettivo e non ha nulla a che vedere con persone che hanno avuto problemi giudiziari. Il procedimento, incardinato da anni, ha avuto l’imprimatur della conferenza dei servizi decisoria e secondo la Roma non si può fermare. L’assemblea capitolina ha già votato due volte la delibera di pubblico interesse, la prima con Marino, la seconda con la Raggi, dopo la profonda modifica del progetto iniziale. Poi c’è stata una conferenza dei servizi decisoria. Secondo la Roma non si può tornare indietro, altrimenti si ravviserebbero un danno erariale verso la città e un danno civilistico nei confronti dei proponenti.

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RISARCIMENTO DANNI - Se i consiglieri del Movimento Cinque Stelle cambieranno idea si arriverà di sicuro a un contenzioso legale. La Roma paga ogni giorno professionisti che lavorano al progetto, per il quale sono stati spesi finora 75 milioni, l’investimento previsto è di un miliardo di euro. Ci sarebbe poi da quantificare il guadagno atteso. L’inchiesta su Tor di Valle aveva già superato la prima due diligence voluta dalla Raggi. Nell’ultima indagine non ci sono intercettazioni che evidenziano reati riguardanti il filone dello stadio. La Procura per due volte ha affermato che non ci sono atti viziati, ma i milioni spesi finora e l’investimento previsto porteranno la Roma a tutelarsi in tutte le sedi.

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