Konsel:«Olsen? Ci vuole carattere per giocare a Roma. Divorato dalla pressione»
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Konsel:«Olsen? Ci vuole carattere per giocare a Roma. Divorato dalla pressione»

L'ex portiere della Roma: «Alisson ha retto la pressione e l'ha trasformata in forza. Lo svedese è crollato mentalmente. In bocca al lupo a De Rossi»

ROMA - Ha vissuto due anni belli e intensi alla Roma, riuscendo a conquistare in poco tempo l’intera tifoseria giallorossa. Il ritorno nella Capitale ha riacceso vecchi ricordi e tante emozioni. Una settimana fa l’ex portiere della Roma Michael Konsel è stato protagonista del pre gara contro la Juventus. L’ovazione dell’Olimpico per uno dei portieri che è entrato nel cuore dei tifosi romanisti nonostante due sole stagioni in giallorosso: «Tornare sotto la Curva Sud dopo così tanti anni è stato davvero bello - le sue parole al corrieredellosport.it - Non nascondo che mi sono emozionato davvero molto, anche nei giorni successivi. Non è la prima volta che torno all’Olimpico, spesso porto tifosi giallorossi austriaci - clienti della mia azienda - a Roma per fargli vivere le emozioni della città e della squadra. Per la prima volta però sono sceso in campo prima di una partita ufficiale: un’emozione che mi mancava da vent’anni. Avevo giocato qualche anno fa una partita all’Olimpico (29 dicembre 2015, ‘Voi siete leggenda’), ma l’atmosfera di domenica scorsa era tutt’altra cosa. È la Curva Sud che ricordavo: lo stesso calore, la stessa passione per una squadra che ama follemente». 

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Così tanto da scendere in piazza per il loro capitano. 
«Mi dispiace per De Rossi, è un grande giocatore e una persona splendida. Non conosco bene i motivi dell’addio ma ha dato tanto alla Roma e per questo i tifosi devono esserne grati. E lo sono. Sono le stesse emozioni che hanno provato con Totti: lui e De Rossi sono calciatori straordinari, che hanno dato tanto alla squadra e alla città. Adesso Daniele deve godersi queste ultime due partite con la maglia della Roma».

L’ultima trasferta di De Rossi, una partita importante per la Roma contro il Sassuolo.
«Sì, perché niente è ancora deciso, sia in positivo che in negativo. È molto complicato, ma la Roma può ancora credere alla qualificazione in Champions. Allo stesso tempo però deve vincere per rimanere nei posti per l’Europa League. Se per la Champions il destino non è nelle sue mani, per quanto riguarda l’altra coppa europea - che non è comunque da snobbare - deve vincere contro il Sassuolo e il Parma. La squadra è in fiducia dopo la vittoria contro la Juventus, speriamo di vederla propositiva anche a Reggio Emilia».

Antonio Mirante sarà titolare anche nelle ultime due partite di campionato. Olsen non gioca una gara dal 31 marzo scorso. 
«Mirante contro la Juventus - e non solo - ha fatto molto bene. Dà sicurezza grazie anche alla sua esperienza, è molto tranquillo tra i pali e si vede. Sono invece sbalordito per la situazione di Olsen. Lui ha molta esperienza, ma gli è mancata sicurezza: deve essergli successo qualcosa dal punto di vista psicologico e ha perso tutta la sua sicurezza. Forse non si aspettava così tanta pressione a Roma: la piazza giallorossa non è facile e per giocare qui bisogna avere grande sicurezza e consapevolezza dei propri mezzi. Io mi sono trovato bene qui a Roma perché il mio carattere era perfetto per questa piazza, ma dopo di me molti portieri hanno avuto difficoltà nell’ambientarsi. Un portiere deve avere gli ‘attributi’ per giocare qui: se non li ha, la piazza lo divora. Se un portiere è forte mentalmente - come Alisson -, la passione dei tifosi giallorossi può aiutarlo a diventare ancora più forte. Se invece sei debole finisci la stagione in panchina e tra mille problemi». 

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Può un portiere riprendersi mentalmente nella stessa squadra o deve cambiare per ricominciare da zero?
«Le motivazioni sono tutto nel calcio, così come nella vita. Se fosse stato un attaccante, un centrocampista o un difensore avrei detto di sì, ma quello del portiere è un ruolo davvero delicato e difficilmente ci si può riprendere nel club in cui hai fatto male a tal punto da perdere un posto da titolare. Il futuro dello svedese deve essere in un’altra squadra, probabilmente il binomio Olsen-Roma non funziona. È come una storia d’amore: se non va, è inutile continuare a provarci». 

Anche la storia d’amore tra la Roma e Di Francesco è finita male.
«Lo conosco bene, ho giocato con lui e già si vedevano le sue qualità di allenatore. Ancora non riesco a capire per quale motivo questa stagione sia andata così. Era partito benissimo a Roma conoscendo già l’ambiente, quando ci sentivamo - l’anno scorso - lui mi diceva sempre che si trovava benissimo con questa squadra e che stava pensando a un progetto a lungo termine. È un ottimo allenatore, ed era perfetto per la Roma. Qualcosa non è andato, i risultati hanno deciso il suo destino. Ma non è finita per lui, sono convinto che farà un’ottima carriera. Magari un giorno lo ritroveremo di nuovo sulla panchina giallorossa…».

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