Ranieri: «De Rossi titolare col Parma. A Trigoria c'è troppa gente»
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Ranieri: «De Rossi titolare col Parma. A Trigoria c'è troppa gente»

Il tecnico della Roma sulla gara di domenica sera, ultima partita del capitano giallorosso: «Deve essere una festa, merita la standing ovation»

ROMA - Sarà il weekend delle ultime volte. L’ultima partita della stagione, l’ultima partita di Daniele De Rossi e di Claudio Ranieri. Oggi l’ultima conferenza del tecnico testaccino che dopo due mesi lascerà nuovamente la Roma per continuare ad allenare altrove. I riflettori sono tutti puntati sul capitano giallorosso: «Anche per me il suo addio è stato un fulmine a ciel sereno, come per lui. Mi auguro che ci sia l’atmosfera che merita De Rossi. Mi auguro di vedere uno stadio colmo d’amore, deve essere una festa per quello che ha dato alla Roma e per come l’ha dato. Daniele giocherà dal primo minuto. Entrerà in campo con la sua fascia, merita questa standing ovation. Deve essere una festa e lui deve fare una grande partita: se ci penso io figuriamoci lui».

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Diciotto anni di carriera nella squadra giallorossa, tante qualità che lo hanno reso uno dei giocatori più rappresentativi del calcio italiano: «De Rossi riesce a trasmettere la passione per la maglia con cui gioca: l’Italia e la Roma. Si vede che esprime la sua voglia di far bene e di impegnarsi al massimo, che non vuol dire giocare sempre bene, ma che cerca di dare il 100%. Lo puoi solamente apprezzare ed è un punto di riferimento per la squadra. Ha qualità ma anche un grande carattere, nei momenti difficili i compagni si affidano a lui. Se giocherà con la sua fascia? Non lo so, ma in caso pagherei io la multa della Lega (ride, ndr)». 

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Domenica contro il Parma sarà la partita di De Rossi e Ranieri, ma anche una gara da vincere per provare a strappare il quinto posto al Milan. Salvo clamorosi colpi di scena la Champions è l’obiettivo sfumato: «La squadra si è ripresa, è stata compatta per un obiettivo. Non ci riuscirà? Pazienza. Dobbiamo dare il massimo perché siamo professionisti e giochiamo per il divertimento, nessuno ce lo impone. Si gioca per la passione, non per i soldi. Toccando per mano la squadra ho capito che dovevo incidere sull’autostima e sullo stato morale. Ho capito che dovevo riprenderli sotto l’aspetto psicologico. Abbiamo lavorato bene in difesa, abbiamo preso meno gol ed i ragazzi mi hanno capito sempre di più. Tutti hanno dato il massimo durante allenamenti e partite. Non voglio parlare di chi mi ha deluso. Sono convinto che Schick sia un grandissimo giocatore, e gliel’ho detto, ma ci sono alcuni che esplodono a 19 anni ed altri più avanti».

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Il tecnico lascia una Trigoria evoluta, ma ‘ingombrante’: «Per quanto riguarda la società ho trovato una struttura nuova e moderna, ma a mio avviso c'è troppa gente, e altri addirittura sono nell'altra sede. Io sono abituata con meno gente, ma capisco che la Roma sta diventando una società internazionale e il brand conta molto». Poi un appunto sui suoi mesi alla guida della Roma: «Sono uscite troppe volte - e non è una critica a nessuno - le voci su qualcuno che deve andar via. All’ultimo è uscito qualcosa su chi andava e chi veniva, proprio sul momento in cui dovevamo spingere in un’unica direzione. Però quando eravamo tutti in quel verso serviva una linea comune. Non è una critica verso nessuno, ma forse quei punti in più che servivano li avremmo strappati da qualche parte. Sono convinto che quando si deve spingere tutti quanti devono essere concentrati verso un’unica direzione. Con le voci, vuoi o non vuoi, vieni assorbito». 

Per quanto riguarda il futuro di Ranieri: «Io mi sento un allenatore europeo. Dove ci sarà un progetto che mi intriga andrò. Questa squadra l’ho cominciata a sentire mia giorno dopo giorno. Non devi plasmare una squadra da zero, lo era già ed era abituata ad un gioco. Il lavoro è doppio perché devi togliere determinate cose, usare un lavoro già fatto da Eusebio e rimodellarla per capire chi poteva seguire le mie idee. Non sono rammaricato nel lasciare la squadra perché sono uno pratico, lo sapevo già. L’ho fatto con passione e posso augurare a chi viene dopo di me il meglio. Io credo che il gruppo sia valido: ci sono anziani giusti, giovani giusti, dai quali forse ci si aspettava di più, il nucleo è valido e sano. Non si riparte da zero, ma da una classifica deficitaria perché la Roma aveva preso stabilmente il posto in Champions League. Si ripartirà dall’allenatore che verrà secondo le sue idee. Chi prende una squadra a luglio ricostruisce sempre secondo le sue idee ed esperienze. Il giocatore deve essere intelligente e plastico nel capire quello che vuole il nuovo allenatore».

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