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Tovalieri: "Roma in mano a Baldini. Soffrono la presenza di Totti"

L'ex giocatore e allenatore: "Totti un amico, fa bene ad andarsene perchè è triste. Pallotta.è furbo. Ha scritto ottocento pagine di lettera, spero non stia prendendo per il c*** i tifosi"

ROMA - Un addio al club mal digerito dai tifosi, una separazione secondo molti inevitabile visti i recenti sviluppi societari. Domani Francesco Totti parlerà alla stampa, ai tifosi e alla stessa Roma. Lo farà con una conferenza al Coni che si preannuncia infuocata: “Secondo me Francesco si toglierà qualche sassolino dalle scarpe. Fino ad ora non ha mai parlato dei problemi avuti con il club, il ‘bello’ deve ancora arrivare…”. Parola di Sandro Tovalieri, amico di Totti ed ex calciatore giallorosso. Ha giocato nelle giovanili della Roma, poi un anno da professionista e otto a Trigoria da allenatore degli Esordienti e degli Allievi. Il ‘Cobra’ non si è risparmiato nel commentare il delicato momento del club e della situazione legata all'ex capitano giallorosso. È rimasto ‘letale’ anche a parole: “Negli ultimi anni abbiamo visto ammainare due bandiere importantissime, che hanno dato tanto alla Roma. I giocatori passano, ma ce ne sono alcuni che bisognerebbe trattare in modo migliore per quello che hanno dato alla causa giallorossa. Non è stato un bell’epilogo, ma a questo punto Francesco ha preso la decisione migliore. Conoscendolo bene, come amico, in questi anni ha sofferto molto. L’ho visto molto triste. Quando sei in una società e non hai poteri decisionali è giusto che ognuno prenda la propria strada e vada in cerca di altro. Domani però Francesco si toglierà qualche sassolino dalle scarpe…”.  

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Una separazione inevitabile?
“La società non lo ha messo nelle condizioni giuste. Mi fa ridere il fatto che Pallotta gli abbia dato l’incarico da direttore tecnico. Il presidente è molto furbo, vuole scaricare le responsabilità agli altri. Pallotta avrebbe voluto dargli l’incarico senza però fargli prendere decisioni. E allora Francesco che ci sta a fare?”.

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La Roma comincerà la stagione senza De Rossi e senza il simbolo degli ultimi trent’anni. Due romani in meno dentro Trigoria.
"Alla dirigenza non interessa la romanità, cosa che invece sta a cuore ai tifosi e anche ai giocatori. La proprietà non capisce quanto sia importante. Stiamo parlando di due giocatori che hanno preso decisioni anche contro i loro interessi pur di rimanere alla Roma. Avrebbero potuto vincere di più, anche guadagnare stipendi ancora più alti, ma invece hanno dimostrato attaccamento a questi colori. In questo momento la Roma sta in mano a Baldini, la realtà è questa. È inutile prenderci in giro. Se le decisioni le prende lui, è inutile che Totti rimanga a Trigoria. Tirando, tirando, alla fine la corda si è spezzata. È stato un dispiacere tremendo averlo visto in tribuna in questi anni senza avere compiti precisi. Lui probabilmente ha provato a fare qualcosa, ma non c’erano i presupposti. Francesco è un ragazzo d’oro, con un’animo fragile”. 

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È la Roma di Franco Baldini?
“Sì, per dargli tutto questo potere significa che Pallotta ha i suoi interessi. Si deve rendere conto però che all’interno della Roma ha persone che lavorano per il club da trent’anni e che non possono essere trattate in questo modo. Gli amori finiscono tutti, anche tra moglie e marito, ma in questa situazione sarebbe dovuto terminare nel modo migliore e non con questa delusione. Evidentemente qualcuno soffre la presenza di Francesco che nell’ambito della romanità è un personaggio scomodo”.

Che Roma sarà senza Totti e De Rossi?
“La maglia resta, e si tiferà sempre per la Roma. Ma la situazione societaria è molto complessa. I presupposti non sono sicuramente positivi, mi auguro che il club si renda conto delle scelte che ha fatto e che provi a riportare la Roma dove realmente dovrebbe stare. Ad oggi sento parlare di tante cessioni illustri come quelle di Dzeko, Manolas e Kolarov: spero che sappiano rimpiazzarli nel migliore dei modi”.

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Pallotta con le sue due lettere ha provato a rassicurare i tifosi. 
"Il presidente deve essere presente se vuole che la squadra vada bene. Senza punti di riferimento nel momento di crisi, un giocatore non sa a chi rivolgersi. Pallotta nella lettera di “ottocento pagine” ha ammesso di aver sbagliato qualcosa, adesso mi auguro che non ci stia prendendo per il culo e che possa essere più presente. In questo momento chi ci sta andando di mezzo è il tifoso che fa tanti sacrifici per essere sempre presente allo stadio per supportare i colori che ama”. 

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