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La Roma di Friedkin vorrebbe Totti e punta ad un altro grosso nome

Il suo staff, parlando ai manager italiani, ha capito che serve una figura dal forte impatto mediatico

La Roma di Friedkin vorrebbe Totti e punta ad un altro grosso nome

Di solito gli alert della Borsa non sbagliano: c’è fermento sul titolo della Roma, a testimonianza del fatto che la firma sul passaggio di proprietà da Pallotta a Friedkin è sempre più vicina. Non è detto che il cosiddetto “signing”, cioè la formalizzazione del contratto preliminare di vendita, avvenga entro la fine della settimana, ma poco cambia. Siamo alle battute finali, come confermano tutte le parti coinvolte nella trattativa.

Roma, Friedkin nuovo presidente non prima di aprile

Conclusa la due diligence, con l’equa valutazione del prezzo della galassia Roma e le relative clausole che possono comportare oscillazioni di qualche decina di milioni, i 12 contratti delle società di Pallotta verranno firmati negli Stati Uniti, come da programmi. A seguire, il Cda del Friedkin Group dovrà riunirsi e approvare l’operazione. A quel punto sarà solo una questione di tempo per arrivare al closing, che potrebbe richiedere almeno un altro mese. Non va dimenticata anche l’Opa, che Friedkin dovrà lanciare sulla quota di azioni rimasta sul mercato. La Roma sarà sua, definitivamente sua, non prima di aprile.

Roma, si cerca un grosso nome per la dirigenza

Nel frattempo il boss ha chiesto una relazione dettagliata sulle recenti riunioni romane condotte dal braccio destro, Marc Watts, che curiosamente ha alloggiato nell’albergo che ospitava sempre Pallotta durante i soggiorni romani. Watts, confrontandosi con i manager italiani, si è reso conto di un’esigenza condivisa con la vecchia proprietà: serve un nuovo acquisto nella compagine dirigenziale, un uomo che abbia un forte impatto mediatico unito ad adeguate conoscenze calcistiche. La figura ideale, anche per il simbolo che rappresenta, sarebbe Francesco Totti, che ha lasciato la Roma l’anno scorso tra le polemiche. Ma per il momento Totti ha assicurato di non avere intenzione di tornare indietro, anche se fosse Friedkin a chiamarlo. D’altra parte, la sua nuova attività di consulente per i calciatori provocherebbe un evidente conflitto d’interessi.

Roma, Totti e De Rossi per ora hanno detto no

E così la Roma si muoverà alla ricerca di un profilo simile. Non uguale, perché Totti è Totti, ma analogo. Una sorta di Nedved, capace di rappresentare anche vigorosamente la società nelle interviste senza cadere negli strafalcioni autolesionistici di questa tribolata stagione, durante la quale solo l’allenatore Fonseca (che ha un suo staff specializzato) ha dimostrato di essere un comunicatore scaltro. De Rossi sarebbe perfetto per il ruolo ma, avendo deciso di fare l’allenatore, tornerà a Trigoria solo più avanti, da tecnico. Sono previsti molti scossoni al termine della stagione. Non è il momento di parlarne, perché Friedkin ora è concentrato sulla chiusura dell’affare e ha appena accennato le consultazioni. Ma tutti i dirigenti della Roma sanno che, oltre al figlio Ryan, il nuovo padrone vorrà inserire professionisti nuovi alla guida del club: soltanto un exploit sportivo della squadra potrà congelare la rivoluzione manageriale. L’ennesima.

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