Roma, Fonseca: "Non capisco lo stop agli allenamenti. Trigoria è più sicura dei parchi"

Il tecnico giallorosso: "In questo momento riprendere il calcio è importante, può aiutare a distrarre dall'emergenza. In poco tempo vinceremo un trofeo"
© LAPRESSE

ROMA - L'amore per i tifosi, la passione di allenare la Roma, e la voglia di vincere con questo club. Il tecnico giallorosso Paulo Fonseca questa mattina ha raccontato le proprie sensazioni al suo primo anno alla guida del club capitolino, cominciando dal no agli allenamenti a Trigoria fino al 18 maggio, secondo il nuovo dpcm: "Il calcio dovrebbe riprendere con gli allenamenti - le sue parole in in diretta Skype su Teleradiostereo -. Non riesco a capire perché si può correre in un parco pieno di persone e invece non ci si può allenare a Trigoria, dove ci sono tutte le possibilità di lavorare in sicurezza. Abbiamo tre campi e sono più sicuri piuttosto che andare in un parco. A Trigoria c’erano tutte le condizioni".

Quando parla di Roma sembra emozionarsi.
"Totalmente. Non lo faccio perché sono qui, sono innamorato della Roma. Non solo del club, ma anche della città. E’ un sentimento unico. Mi piace la città che è la più bella del mondo. Quello che vivo a Roma con i tifosi e con l’atmosfera che c’è è unico. La società è molto organizzata, c’è un’atmosfera positiva e abbiamo persone molto preparate. Questo non è facile da trovare per un allenatore. Le persone sono fantastiche con me e con la mia famiglia. Sono grato e orgoglioso di essere l’allenatore".

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È importante ricominciare con il calcio?
"In questo momento è importante. In questa situazione difficile la Roma può aiutare a dimenticare il problema sociale. Se abbiamo una squadra che fa sognare i romanisti, la città può essere allegra dimenticando il vero problema che abbiamo in questo momento. Qui è diverso rispetto ai posti dove ho allenato, le persone sono davvero affezionate alla squadra e tutto quello che facciamo influenza i romanisti. Se già prima ero orgoglioso adesso lo sono ancora di più perché la Roma ha fatto un grande lavoro sociale. Questo mostra il legame tra le persone e la squadra, questo è più importante dei risultati".

È più difficile insegnare calcio o entrare nella testa dei giocatori?
"Quando arriviamo in un club di un altro paese, io ho un vantaggio. Noi siamo tutti latini. Gli italiani hanno una forma molto particolare ma molto simile a quella dei portoghesi. Per me è stato più facile. La forma in cui si comunica con i giocatori serve a motivare i giocatori. Devo dire che qui a Roma io ho sentito sempre una grande apertura di tutti i giocatori e di tutte le persone nel club".

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Ha capito qual è il più grande problema della Roma dal momento che ha vinto poco?
"La questione è sportiva. Non so se ho capito bene. Io ho allenato altri club e devo dire una cosa. A volte questa questione è una scusa. Io penso che tutti i club devono avere questo ambiente. Questo è un ambiente da grande club. Se siamo una società piccola nessuno parla della Roma. Questa è una dimostrazione che la Roma è grandissima. Penso che se vogliamo vincere abbiamo bisogno di creare le condizioni per vincere. In questo momento è difficile per la Roma arrivare agli investimenti degli altri club. Con l’organizzazione che c’è ora però sta creando una base sicura per essere in condizione di lottare con gli altri club che fanno grandi investimenti".

Quando è stata la prima volta che lei ha pensato di venire alla Roma?
"Devo dire che come portoghese io ho sempre guardato il calcio e la Roma era uno dei club che mi sono sempre piaciuti di più. Devo confessare che quando ho sentito questa voglia di essere allenatore della Roma è stata la partita che io ho fatto con lo Shakhtar all’Olimpico. C’era un’atmosfera e un ambiente fantastico e io ho pensato che mi sarebbe piaciuto tanto allenare la Roma con questi tifosi, con questa atmosfera. In poco tempo sarà possibile vincere qualcosa".

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