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Roma, tenere Dzeko sarà quasi impossibile

I giallorossi dipendono dai suoi gol. Il futuro però, senza Champions, torna a prefigurarsi sempre più lontano dalla Capitale

Roma, tenere Dzeko sarà quasi impossibile
© Getty Images

ROMA - Edin ha visto e vissuto la guerra, quella vera. Una volta ha persino detto «le bombe mi hanno reso più forte». Per uno così, che sarà mai una stagione calcistica da raddrizzare? Dettagli, piccolezze, com'è giusto che sia. Eppure per la Roma fa tutta la differenza del mondo entrare o restare fuori dalla prossima Champions League: e quest’ultima sembra essere ormai la prospettiva scritta. Ma da qui alla fine della stagione (cammino in Europa League incluso) la squadra giallorossa si aggrapperà al colosso bosniaco con tutte le forze possibili, come farebbe uno scalatore sulla regina delle montagne. Lo farà perché Dzeko oggi è mezza Roma, come dimostra l’impatto in zona gol e il ricco stipendio da 7,5 milioni annui.

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Impatto

Fonseca ieri in conferenza stampa ha rassicurato sull'impiego dal 1' minuto del fuoriclasse bosniaco. Non ha dato altre indicazioni di formazione, se non quella relativa al centravanti: «Dzeko giocherà». Se il bomber è in giornata, gira tutta la squadra. Se il Cigno di Sarajevo inventa, la Roma mette le ali. Se lo straniero più prolifico di sempre nella Capitale, quinto miglior realizzatore nella storia giallorossa (104 gol, agganciato Manfredini), ha il mal di pancia, in campo si vede. Dzeko pare non aver gradito la sostituzione di San Siro sul risultato di 0-0 ed è sembrato scarico anche nel match successivo con l’Udinese, in cui è subentrato a poco più di un quarto d'ora dalla fine. Quest’anno, tra marcature personali e assist per i compagni, ha messo lo zampone 20 volte su 53 reti totali della Magica in campionato. È l’unico ad aver raggiunto la doppia cifra in termini realizzativi. Quattordici centri per Edin, poi arrivano tutti gli altri, decisamente staccati: a 6 gol Mkhitaryan e Kolarov, a 4 Zaniolo e Kluivert, a 3 Perotti e Ünder, a 2 Kalinic. E la sua media parla da sola: 17 gol in 35 presenze contando anche le coppe. Praticamente un’esultanza ogni 180 minuti.

Il San Paolo

A Napoli lo temono perché Dzeko al San Paolo si è dimostrato un vero e proprio incubo: negli ultimi tre anni in questo stadio ha realizzato due doppiette, restando a secco solamente nell’1-1 del campionato 2018-19. Quattro perle, tutte di pregevole fattura: una di destro al volo, due di testa e una di sinistro a giro, mostrando un repertorio completo che i romanisti conoscono bene. È inevitabile che uno così desti sempre parecchie attenzioni anche in ottica mercato, soprattutto perché i problemi di bilancio della Roma sono ormai noti e il suo stipendio è da top player in un top club. In Italia solo CR7 e De Ligt guadagnano di più, mentre Lukaku, Higuain ed Eriksen viaggiano alle stesse cifre. Nessuna società fuori dalla Champions potrebbe permetterselo, figurarsi un club come la Roma che ha un bisogno vitale di abbassare il monte ingaggi e ridurre sensibilmente le spese.

Scenari

Nei giorni scorsi si è parlato di un interesse della Juventus (che da Trigoria non confermano) e sono divenute nuovamente intense le voci di un'Inter che in estate tornerebbe alla carica, riallacciando con la Roma quella trattativa di un anno fa interrotta dal rinnovo in giallorosso di Edin fino al 2022. Al momento il club non ha ricevuto proposte concrete ma, nel caso arrivassero, le valuterebbe con attenzione. La Roma è Dzeko-dipendente, ma la prospettiva di realizzare una plusvalenza per un 34enne - risparmiando circa 15 milioni lordi di stipendio - è allettante. Se la società avesse centrato l'obiettivo massimo (che ora apare versosimilmente sfumato) anche un ingaggio così pesante sarebbe potuto diventare più sopportabile. Un'altra strada percorribile è quella di un contratto più leggero (a 4,5 milioni netti) con prolungamento di una stagione (2023). Discorsi che il management giallorosso affronterà con l'entourage del calciatore a bocce ferme, con la speranza che la tempesta societaria attuale sia superata.

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