Il piano di Friedkin: le sei mosse che rivoluzionano la Roma

Il nuovo proprietario americano ha un articolato progetto industriale per sviluppare competitività e brand internazionale. Vi sveliamo tutto
Il piano di Friedkin: le sei mosse che rivoluzionano la Roma
Guido D'Ubaldo

Dan Friedkin ha un piano industriale già pronto, preparato nei giorni in cui ha perfezionato l’offerta a Pallotta. Un piano sul quale ha chiesto la consulenza di manager che conoscono bene la realtà del calcio italiano e internazionale e che al momento della stesura ha condiviso anche con Fienga. E’ un progetto ambizioso, con il quale si prepara al debutto nella serie A, con l’entusiasmo mostrato in queste ore, dopo la chiusura dell’acquisto della Roma. Il piano industriale si può sntetizzare in sei punti. Proviamo a tracciare la road map per realizzarlo.

1) Competitività della squadra

Allestire una squadra in grado di competere per le prime posizioni nel campionato nazionale e nelle competizioni internazionali. E’ questa l’ambizione di Friedkin, ma deve essere articolata e bisogna attivare un processo di miglioramento della squadra, finalizzata a raggiungere la stabilità finanziaria del club. In questo primo mercato il nuovo proprietario dovrà tener conto della necessità di fare plusvalenze per 120 milioni entro la prossima estate. Ma avrà comunque l’obiettivo di migliorare la squadra, partendo dalla conferma di Pellegrini e Zaniolo.

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2) Il mercato della Roma

L’altro passaggio fondamentale di Friedkin è quello che riguarda gli interventi sul mercato. L’obiettivo è introdurre una strategia disciplinata in relazione all’acquisto, sviluppo e cessione dei calciatori, al fine di assicurare la solidità finanziaria a lungo termine del club. Un primo elemento è lo sviluppo dell’organico della squadra, anche con la valorizzazione dei giovani. I tre passaggi sono in sinergia tra di loro, non ci saranno cessioni di livello per far quadrare i conti come in passato. La tendenza sarà quella di tenere i giocatori migliori, per avere una squadra competitiva e la solidità finanzaria nel lungo periodo. Ci vuole un programma a lungo termine, articolato e ben strutturato.

3) Il marchio Roma

Continuare a rafforzare la percezione e la visibilità internazionale del brand AS Roma. In questo Friedkin riconosce l’impegno profuso da Pallotta. Il calcio è globale, se non si veicola il marchio non si è percepiti sui mercati, quindi significa non esistere. Questo ha conseguenze anche sul merchandising, favorisce l’individuazione degli sponsor giusti e la vendita dei diritti televisivi. Non è un tema solo aziendale, ma di sistema calcistico italiano. C’è l’obiettivo di avere migliori relazioni internazionali.

4) Lo stadio della Roma

Valutare tutte le opzioni praticabili in relazione alla costruzione del nuovo stadio. Anche a Friedkin sta a cuore avere una struttura di proprietà. La squadra, che deve essere competitiva, deve essere dotata di una casa adeguata. Lo stadio è la vetrina non solo della squadra, ma della città di Roma. E’ il biglietto da visita della società e della Capitale, da veicolare in tutto il mondo. Friedkin aveva già avviato contatti con Vitek, che sta per acquistare i terreni di Tor di Valle. E’ intenzionato a continuare l’investimento già avviato sullo stadio senza troppo interesse su ciò che c’è intorno. Friedkin vuole concretezza, non programmi futuribili e ipotetici, ma progetti che possono arrivare a buon fine. La struttura finanziaria dell’azienda deve essere solida a prescindere dallo stadio. La soluzione più praticabile resta al momento quella di Tor di Valle, ma il magnate texano sarebbe anche pronto a prendere in considerazione altre aree.

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