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Roma, Fonseca non ci sta: i motivi della tensione con la società

Il tecnico è deluso per mercato e strategie. Avverte un’aria strana attorno al suo nome e aspetta di parlare a Friedkin. Ma spera di rimanere

Roma, Fonseca non ci sta: i motivi della tensione con la società
© LAPRESSE

ROMA - La delusione in un silenzio. Paulo Fonseca è molto infastidito dall’incertezza che avverte sul suo futuro all’interno della Roma. Non lo dirà mai, perché ha uno stile di comunicazione opposto a quello di Antonio Conte, ma percepisce un’aria strana all’interno della società. A pochi giorni dall’inizio della nuova stagione non ha ancora parlato al nuovo proprietario, Dan Friedkin: dovrebbe farlo mercoledì, quando tornerà a Trigoria da una breve vacanza con la famiglia in Portogallo. E questo potrebbe rassicurarlo. Ma il proliferare di indiscrezioni sul suo possibile esonero, a cui negli ultimi giorni si è aggiunta l’ipotesi dell’inserimento nello staff di un tattico italiano, ne sta turbando l’umore. Dopo aver sostenuto mediaticamente la società nei momenti più difficili, e in particolare Guido Fienga con il quale il rapporto è sempre stato ottimo, Fonseca avrebbe gradito un intervento ufficiale della dirigenza, se non addirittura di Friedkin, per essere a sua volta sostenuto. Invece tutto tace, fino al prossimo botto. Anche sulle operazioni di mercato, al di là dell’affare Pedro, Fonseca non viene più consultato come prima.

Fonseca e la Roma, lo scenario

Da Trigoria traspare che la Roma, a meno di un mese dal via del campionato, lo stia nuovamente mettendo in discussione. La convinzione di insistere non c’è. E non da oggi. Se saltasse fuori una buona occasione, magari suggerita da un direttore sportivo rimasto ancora nell’ombra o addirittura dal patron, Fienga potrebbe lasciarsi convincere a cambiare allenatore. Finora non è accaduto. E il tempo, oltre ai soldi del contratto, gioca a favore della continuità. Ma la situazione è in divenire e dipenderà anche dal chiarimento interno. Fonseca dirà ai dirigenti che non intende accettare un tutor, avendo già un tattico all’interno dello staff, cioè il pittoresco Thiago Leal, che segue tutte le partite della Roma con grande partecipazione dalla tribuna stampa. Chiederà la fiducia, in pratica.

Fonseca e l'attaccamento alla Roma

Ma il suo atteggiamento è costruttivo. Fonseca non cerca strappi, punta al risultato opposto. Cioè restare a Roma e alla Roma, dove si è trovato meravigliosamente fin dal primo giorno. E’ seccato/dispiaciuto perché non ritiene di aver fatto un brutto lavoro nella sua prima stagione di Serie A: sa di aver mancato l’obiettivo del quarto posto, e di aver fallito la partita più importante contro il Siviglia, ma le attenuanti non gli mancano, tra gli infortuni e l’instabilità societaria. E il Siviglia, a proposito del pessimo finale europeo, ha poi vinto la coppa, dimostrando di essere l’avversario migliore del lotto. Pur avendo commesso tanti errori, alcuni dei quali dettati dall’inesperienza, Fonseca ha il merito di aver valorizzato alcuni giocatori, da Diawara a Veretout, passando per Smalling che è diventato il leader della difesa dopo un periodo grigio a Manchester. Non sente insomma di meritare una bocciatura, anche se un po’ la teme.

Fonseca e la posizione su Dzeko

Anche su Dzeko, che essendo valutato 15 milioni dalla Roma resterà salvo ribaltoni di mercato, non crede di aver sbagliato gestione. La determinazione di Fonseca è servita a dissuaderlo dall’addio nell’estate del 2019. E il contributo del capitano, al di là di qualche passaggio a vuoto, è stato di buon livello nel corso della stagione. Segnare 19 gol senza rigori non è un risultato malvagio per un centravanti, che peraltro alla Roma ha erogato anche un contributo meno visibile tra assist vincenti, passaggi geniali, spizzate furbe, rigori procurati. Ora rimane nella memoria lo sfogo di Dzeko al termine di Roma-Siviglia, che sembrava preludere a uno strappo con l’allenatore, ma tra i due la stima non è venuta meno per una serata storta. Resta da vedere se sia intatta quella della Roma per Fonseca.

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