Maurizio Costanzo: "Mi mancava solo la Roma, e Mourinho..."

Intervista al popolare conduttore, appena nominato advisor del club giallorosso per le strategie di comunicazione: da quel consiglio che cambiò la vita a Totti fino al rapporto con i Friedkin
Maurizio Costanzo: "Mi mancava solo la Roma, e Mourinho..."© Stefano Colarieti
Giancarlo Dotto
TagsMaurizio CostanzoFriedkinTotti

«Advisor per le strategie di comunicazione, questa è la dizione corretta». Maurizio Costanzo gongola al telefono. Lui e la Roma. Il contratto di collaborazione. Il comunicato ufficiale. Libero finalmente di raccontare quanto la cosa gli piace. «Non avrei mai potuto sperare da tifoso romanista in un accordo del genere. Per me equivale a una laurea da giallorosso». Ci conosciamo da una vita, Maurizio ed io. Abbastanza per capire che non sta nella pelle. Due biografie scritte insieme per la Mondadori sono tante pagine, tante memorie e tanta inevitabile intimità. La sua agenda continua ad essere la giungla della sua voluttuosa curiosità e della sua non meno voluttuosa necessità di fregare il tempo. Lo fa nell’unico modo che conosce, lavorare, lavorare e poi lavorare. Il metodo funziona. Costanzo ha messo la settima marcia, quella che se ne frega del tempo. «La Roma? Non svelo nessun segreto se dico che sono romanista da sempre e che, anzi, più passa il tempo più mi affeziono. Si diventa selettivi con gli anni. La donna con cui dividi l’esistenza, i figli, i nipoti, le persone con cui lavori da sempre, le tartarughe, i cani, i gatti e la Roma. Mancava solo lei nella mia vita di tutti i giorni. Mi ha fatto soffrire, mi ha fatto tanto inorgoglire, è venuto il momento di fare qualcosa per lei e per la sua gente. Sarei felice in particolare che la Roma potesse avere quanto prima il suo stadio».

Mourinho, Friedkin e Costanzo

Si conferma più che mai fecondo il silenzio dei Friedkin, padre e figlio. Secondo per celebrità solo al silenzio degli innocenti del romanzo di Thomas Harris. Tacendo, hanno studiato proficuamente. E parlato solo quando era necessario. Tre, gli obiettivi nel mirino. Detonare il marchio Roma nel mondo. Fatto. Ecco José Mourinho. Un atto visionario. Modernizzare e velocizzare la macchina societaria, marketing, data base, news media. Fatto. Rivoluzionati i quadri interni. Muoversi con il periscopio giusto nei fondali di una città complicata, tutta da conoscere e da interpretare. Fatto. Ecco Maurizio Costanzo. Chi meglio di lui? Roma e i suoi umori non hanno segreti per uno così impastato di romanità. L’arguzia bruciante. Aldo Fabrizi che va a nozze con Ennio Flaiano. Le passioni che covano sotto la cenere del cinismo. Dai vagabondaggi senza metà degli anni ’60, nelle notti mitiche dell’allora mitica via Veneto con i Brancati, di casa in casa, di tavolo in tavolo, di bevuta in bevuta, le parole come graffi abrasivi, i Flaiano, i Brancati, i Fellini, i Cardarelli, i Talarico, alla Roma di oggi, deturpata ma smaniosa di luce e ora di Mourinho. «Non vedo l’ora di conoscerlo e di parlarci. Mi sembra uno molto in gamba. Non so se è di tante o poche parole, ma so che parla tutte le lingue del mondo, ora mi aspetto che impari in fretta il romanesco…Ho conosciuto i due Friedkin, padre e figlio, e mi hanno fatto una bellissima impressione. Grande intesa anche con Fienga. Ho capito che mi piacerà lavorarci insieme».

Costanzo e quel consiglio a Totti

La sua prima volta con la lupa ufficiale nel panciotto. «È il mio primo impegno ufficiale con la Roma. Da tifoso ho collaborato per anni con Il Romanista, mandavo tutti i giorni i miei pensieri giallorossi. Oggi non mi faccio mai mancare sulla scrivania Il Corriere dello Sport. Ho conosciuto Franco e Rosella Sensi. Volevano tanto che io andassi allo stadio, ma io mi sottraevo. “Se vengo allo stadio e la Roma perde divento uno iettatore”». Un ricordo che ancora lo invade di benessere. «La sera in cui la Roma vinse lo scudetto mi telefonò Fabio Capello. “Sei contento?”, mi chiese. Contento? Mi sentivo un papa». Costanzo e la Roma, Costanzo e Francesco Totti. L’allora Pupone si rivolse per un consiglio all’inventore del talk show all’italiana, consulente per la comunicazione di politici, imprenditori e industriali. Era diventato il bersaglio delle barzellette. Totti come i carabinieri. Il ragazzo non l’aveva presa bene. Geniale l’intuizione di Costanzo. Rovescia la cosa. Anticipa e spiazza i tuoi cecchini. Fatti avanti tu, per primo, a fare ironia su te stesso. La mossa che ribalta il tavolo e cambia la vita del Totti pubblico. Da vittima lamentosa, Francesco diventa da un giorno all’altro un esempio magistrale di autoironia. I suoi libri sbancano. I soldi devoluti in beneficienza. Totti non è più solo il grande calciatore un po’ naif. Diventa un personaggio concupito dallo show business, per di più in odore di santità. I pubblicitari fanno a gara per scritturarlo. Insomma, Costanzo ha la sapienza di chi sa. Di chi ha remato in tutti i mari. Saprà dare chiavi della città ai Friedkin, quelle giuste, quelle che servono. Quelle che sono sempre rovinosamente mancate a James Pallotta. Chiude con un slancio che gli parte al momento. «Per i vent’anni del Costanzo Show sono venuti da me ospiti Fabio Capello e la Roma di allora al completo. A novembre faremo i quarant’anni. Invito sin da ora José Mourinho e la sua Roma».

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