Roma: Pellegrini, Mourinho e quella faccia un po' da DiBa

Roma: Pellegrini, Mourinho e quella faccia un po' da DiBa© ANSA
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Fabio Massimo Splendore
TagsPellegriniMourinho

Il calcio è fatto di scintille emotive che spesso travalicano qualsiasi logica, qualsiasi modulo, qualsiasi formula. La carriera di un calciatore non può esimersi rispetto a questo sospiro irrazionale, dentro cui c’è la magia del mondo che abbiamo il privilegio di raccontare. Chi scrive ha avuto la fortuna di “vedere” Lorenzo Pellegrini realizzato, risolto, finito - nell’accezione del termine che attiene alla completezza di un talento - prima che tutto questo fosse visibile. Perché parliamo di un calciatore particolare rispetto ad un cliché piuttosto standard e in voga: Pellegrini va letto nell’anima oltre che nel suo talento, se cogli la sua sensibilità, il suo antidivismo naturale e non spocchioso, lo ami da subito. E lui, che ha bisogna di sentirsi amato (può mai essere un limite?), quando respira la scintilla diventa quello che non sei riuscito ancora a vedere. José Mourinho è l’uomo che tutto questo lo ha colto e ha cercato - trovandolo - il modo di farlo emergere. Un modo deflagrante, l’unico che lo Special One conosce. Il colpo di tacco volante - l’unico lampo che non era però riuscito ad annunciarci la grandine di Verona - è l’emblema luminoso del talento che fa uscire dalla lampada il Lorenzo campione, simbolo, trascinatore. Tutto ciò che, magari, da uno come Pellegrini non si aspettavano (gli altri). Ma lui tutto questo ce lo aveva dentro: non puoi tirare fuori qualcosa che non ti appartiene. E Mou ha sentito subito di dover fare quel che serviva perché il capitano venisse fuori. E diventasse Capitano con la c maiuscola.

La magia di Pellegrini non basta alla Roma: Mourinho ko 3-2 a Verona
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La magia di Pellegrini non basta alla Roma: Mourinho ko 3-2 a Verona

Ora la Roma romanista sta imparando ad amarlo: perché forse si è anche predisposta a leggerlo. E lui questo calore lo ha trasformato in talento dirompente. La leggenda dei capitani romani e romanisti è un tesoro per la parte giallorossa della città: negli ultimi vent’anni abbiamo avuto il Capitano immenso in campo, guascone, ammiccante, il figlio ideale per ogni mamma: Francesco Totti. Poi il Capitano guerriero, timido, riservato, a tratti cupo ma che non ti tradisce mai: da amare all’impazzata dopo aver anche provato a ferirlo. Daniele De Rossi. Lorenzo Pellegrini può sembrare un capitano atipico. Eppure, come gli altri, è cresciuto a Trigoria da quando era bambino: Ivano Stefanelli - responsabile del vivaio giallorosso quando Bruno Conti con cui aveva lavorato in simbiosi, salì in prima squadra da direttore tecnico - andò a prenderlo all’Almas con Fabrizio Di Mauro pagandolo seimila euro. È cresciuto con la Roma dentro, Lorenzo. Poche parole, valori solidi, una leadership poco conclamata ma reale. Lollo - per noi nati negli Anni Sessanta - ce l’ha un Capitano in cui specchiarsi. È Agostino, è Diba: il viso, il sorriso, l’anima. Quel senso di pulizia interiore e di talento vero. Veronica, Camilla e Thomas sono la sua vita. Ma la Roma ce l’ha piantata in fondo al cuor. E guai a chi gliela tocca.

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