Capello: "Roma, vinci con Mourinho, Pellegrini e Totti. E su Dybala..."

Intervista all’ex tecnico dello scudetto giallorosso del 2001 che esalta il successo di Tirana ottenuto con una gara senza errori: "Il portoghese ha saputo trasformare la mentalità della squadra"
Fabio Capello (Russia, 2015) - 15,8 milioni© ANSA
8 min
Andrea Ramazzotti
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Il traffico da Lugano a Milano ieri mattina era infernale, ma Fabio Capello l’ha presa con filosofia. «Sono bloccato da più di due ore e adesso farò tardi a un appuntamento con mio figlio. Sembra di essere a Roma... Chissà come festeggeranno per tutta la giornata» ha detto sorridendo. L’ex tecnico dello scudetto giallorosso del 2001, e attuale opinionista di punta di Sky, è felice per il successo della formazione di José Mourinho e ha speso parole di grande elogio sia per il portoghese sia per alcuni singoli prima di “benedire” il ritorno di Francesco Totti alla Roma nelle vesti di dirigente. Le incomprensioni tra i due fanno parte del passato: quella di Don Fabio per il suo ex numero 10 ha avuto un sapore di una vera e propria investitura. 

Capello, che aggettivi le vengono in mente per descrivere la vittoria della Conference League da parte dei giallorossi? 

«Bella, importante e meritata. Il primo tempo la Roma ha giocato bene ed è passata in vantaggio, poi nella ripresa si è difesa con grande attenzione, da squadra vera e organizzata anche nelle difficoltà: tutti hanno corso, sofferto e dato il loro contributo, compreso Rui Patricio, autore di due grandi parate. Nelle finali non bisogna mica dar spettacolo, ma alzare la coppa». 

La Roma in trionfo sul bus scoperto: tifosi in estasi
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La Roma in trionfo sul bus scoperto: tifosi in estasi

In questo Mourinho è insuperabile: tra Champions League, Coppa Uefa, Europa League e Conference League ha vinto cinque finali su cinque. 

«Ho sentito tante stupidaggini su di lui in passato: dicevano che non poteva più allenare ad alto livello, che non preparava bene le partite, che metteva il pullman davanti alla porta... Io sono sempre stato un “mourinhiano” convinto perché nel calcio contano i risultati e lui in carriera li ha sempre ottenuti. Secondo voi è un caso? Per me no. Lasciate stare le elucubrazioni mentali sul gioco spettacolare e sul calcio champagne: quando un allenatore di primo livello come Klopp afferma che vincere è la sola cosa che fa felici tutti quanti, mi sembra ci sia poco da aggiungere. Anche perché lo stesso concetto lo ripete un certo Ancelotti». 

Lo Special One, dunque, è... speciale anche per lei. 

«Ripeto, io non salgo adesso sul carro del vincitore. Ci sono le registrazioni televisive su Sky e le mie interviste che lo confermano: ho sempre parlato bene di lui e sono stato convinto fin dal primo momento che la Roma avesse fatto un grande colpo ingaggiandolo. Ha trasformato la mentalità del gruppo con il passare dei mesi e adesso ha creato una squadra di ferro che ha saputo resistere alla reazione del Feyenoord e vincere la finale. È un bel successo anche per il calcio italiano che da dodici anni aspettava di alzare un trofeo in Europa». 

Se dovesse indicare il principale pregio di Mou, quale direbbe?  

«L’abilità di creare un rapporto forte con lo spogliatoio: sa come coinvolgere la squadra, come trasmetterle la mentalità vincente, come guidarla per ottenere il risultato. Un allenatore si prende per partecipare o per vincere? Con lui la proprietà della Roma è andata sul sicuro». 

Il momento chiave della stagione giallorossa secondo lei qual è stato? 

«La sconfitta per 6-1 contro il Bodo. Mourinho è stato bravo a far capire che avevano fatto una figuraccia contro un’avversaria inferiore, ma su quella delusione ha costruito invece che radere al suolo tutto. Negli ultimi mesi la crescita mi è sembrata assai evidente: i giocatori hanno preso consapevolezza dei loro mezzi e hanno acquisito la mentalità vincente del portoghese. Così hanno eliminato il Bodo, quando l’hanno ritrovato ad aprile, e poi hanno fatto fuori pure il Leicester meritando di alzare la Conference». 

Giusto che il gol del trionfo sia stato di Zaniolo che sta tornando se stesso dopo le due operazioni alle ginocchia? 

«Assolutamente sì. Sono contento per lui. Può essere un elemento importante per il futuro sia della Roma sia della Nazionale. E la stessa cosa la dico per Spinazzola che, guarito dall’infortunio al tendine d’Achille, sta tornando quello dei “vecchi tempi”. Lo merita». 

Bella la scena di un romano e romanista come Lorenzo Pellegrini che da capitano alza la Coppa. 

«Dopo Totti e De Rossi un altro romanista con quella fascia al braccio è importante per la squadra e per la piazza. Pellegrini può essere un simbolo per la Roma e recitare un ruolo da protagonista anche con l’Italia». 

L’ha sorpresa la stagione di Abraham, che ha chiuso con 27 reti in 56 incontri? 

«Questo è un argomento un po’ delicato. Non tanto per Abraham, ma per il nostro calcio in generale. Vi faccio una domanda: perché chiunque arrivi in Serie A dopo qualche difficoltà in un campionato estero, fa bene? E perché coloro che sembrano campioni da noi, per esempio Lukaku e Hakimi, altrove hanno un rendimento normale o deludono? A che livello è il nostro calcio? La risposta la lascio a voi». 

La vittoria della Conference League cancella la delusione per la mancata qualificazione dei giallorossi alla prossima Champions? 

«La Roma non poteva pensare di arrivare in Champions perché c’erano formazioni più attrezzate di lei in campionato. Ha raggiunto l’obiettivo della qualificazione in Europa League e ha alzato la Conference. Di più... L’ anno scorso l’Inter ha vinto lo scudetto e il Milan è arrivato secondo, quest’anno... viceversa; la Juventus aveva una grande fame dopo una partenza sbagliata e lo sarà ancora di più la prossima stagione; il Napoli aveva un organico da scudetto e poteva fare anche di più. I primi quattro posti sono andati alle più forti. Nessun dubbio». 

Il trionfo in Conference può dare alla Roma la spinta per entrare in Champions nel 2022-23? 

«Un successo europeo ti dà certezze, ti trasmette convinzione e sensazioni positive, ma la squadra secondo me ha bisogno di qualcosa. Mi hanno riferito che Mourinho ha detto “Ora dobbiamo solo capire cosa vuol fare la società”. Giusto. La sua conferma però è già un bel punto di partenza». 

Capitolo tifosi: ha visto che festa c’è a Roma? 

«I 50.000 all’Olimpico a guardare la finale sono stati incredibili, eccezionali. La tifoseria della Roma è una delle più importanti a livello internazionale e trasmette tanto alla squadra. In questo finale di stagione avere sempre 65.000 allo stadio è stato importante per i giocatori. Le immagini dei festeggiamenti in strada dei giallorossi e dei milanisti sono belle da vedere. Non come gli episodi di La Spezia, fatti che andrebbero evitati con la giusta prevenzione perché creano un danno a tutto il nostro movimento». 

È arrivato secondo lei il momento giusto per il ritorno di Totti come dirigente alla Roma? 

«Visto quello che ha fatto Maldini, a Francesco auguro di rientrare e di ottenere gli stessi risultati di Paolo». 

Altro giocatore che lei conosce bene. 

«Maldini ha imparato velocemente il ruolo del dt, ha saputo scegliere i calciatori giusti e in pochi mesi ha fatto diventare forte un Milan con talenti in embrione. Può riuscirci anche Totti che sarebbe accolto a braccia aperte dalla sua gente». 

Intanto Francesco ha offerto la numero 10 a Dybala. L’argentino può essere il regalo per la vittoria della Coppa? 

«Di Dybala non dico niente. Inter, Roma, Roma, Inter e poi magari... finirà all’estero. Se sta bene, tecnicamente non si discute». 

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