Roma, Gualtieri esclusivo: "Mourinho, porta la Coppa in Campidoglio"

L’orgoglio del sindaco di Roma, grande tifoso giallorosso, dopo la conquista della Conference: "Trofeo da esibire in ogni Municipio"
Roma, Gualtieri esclusivo: "Mourinho, porta la Coppa in Campidoglio"
7 min
Alessandro Barbano
TagsMourinhoGualtieri

Il boccone amaro di Roma-Liverpool lo ingoiò ancora adolescente, in quella indimenticabile notte del 30 maggio 1984. Lo scudetto di Totti lo colse da giovane professore universitario sugli spalti dell’Olimpico, il 17 giungo del 2001. La Conference League di Mourinho l’ha celebrata da primo cittadino, in quella dependance del tifo giallorosso che era, l’altra notte, Tirana. Se chiedi a Roberto Gualtieri quale trofeo stia in cima al suo pantheon simbolico, ti risponde che non lo sa. «Perché sono ancora tutto dentro l’emozione. Ricordo che l’anno del tricolore era il mio primo da abbonato, non persi una partita. Allora Totti era in campo, aprì la goleada decisiva contro il Parma e tutto filò subito liscio. Stavolta Francesco era in tribuna con me, con il presidente della Figc Gravina e la sottosegretaria Vezzali. Abbiamo esultato insieme per il gol di Zaniolo, ma poi abbiamo sofferto molto di più. Sembrava che la partita non finisse mai e per tutti il fischio finale è stata una liberazione. Vedere i giocatori alzare la coppa, Mourinho tra loro, la gioia dei tifosi romanisti e l’applauso civile e sportivo ai giocatori del Feyenoord che si sono battuti con onore è stato meraviglioso»
 
Quella dello scudetto era una Capitale che usciva dal riformismo urbanistico di Rutelli, oggi lei eredita una città paralizzata da cinque anni di impasse amministrativa. Il metodo Mourinho, che ha portato al successo una squadra di onesti comprimari, può servire al palazzo? «Credo di sì - dice Gualtieri -. Mourinho ha voluto portare a casa un risultato e ce l’ha fatta, grazie alla mentalità e alla determinazione che ha trasmesso a tutta la squadra. La sua guida è stata decisiva, ma conta di più il fatto che i giocatori abbiano sentito come propria la sua sfida. Vorrei conoscerlo, anzi spero di incontrarlo presto. E vorrei che la Coppa della Conference League potesse essere esibita al Campidoglio e anche nei Municipi, come abbiamo fatto l’anno scorso con il trofeo degli azzurri di Mancini». 
La Roma è già un esempio per Roma? «Vorrei - dice Gualtieri - che Roma sentisse con la stessa convinzione la voglia di rinascere, di diventare più innovativa e più coesa. Abbiamo insieme problemi gravi e occasioni straordinarie. Ritardi sul ciclo dei rifiuti, sul trasporto e sulla manutenzione che sono ormai un’emergenza. E risorse nuove dall’Europa che, grazie al governo, ci sono state attribuite. Per portare a casa il risultato conta anche per noi la mentalità, la coscienza corale di volere e potere sbloccare la città. La vittoria di una coppa europea, in campo internazionale, è un ottimo, ulteriore biglietto da visita. Ma anche Roma, come la Roma, desidera farsi onore in Europa. Il nostro traguardo è renderla più bella spendendo bene e velocemente i fondi del Pnrr. Ma anche per noi questo deve essere l’inizio di un ciclo. Ci aspettano il Giubileo del 2025, la grande kermesse di Expo 2030, sfide appassionanti e decisive che vogliamo vincere. E vogliamo farlo con la stessa determinazione che ho visto ieri in campo dai ragazzi di Mourinho. Ecco, la voglia di arrivare all’obiettivo che hanno mostrato i giallorossi a Tirana deve essere un esempio per tutta la città. Possiamo e dobbiamo riportare Roma al centro del mondo come esempio di modernità, organizzazione e vivibilità. È un compito immane, ma abbiamo le possibilità di farcela. E vogliamo che lo sport sia parte integrante di questa rinascita. Stiamo lavorando per potenziare l’impiantistica sportiva, a partire da quella di base, investendo sui grandi eventi che arriveranno e porteranno ricchezza, entusiasmo e visibilità. Lo sport sarà uno degli asset del rilancio della Capitale»

Ma Roma può fare qualcosa per la Roma? Il progetto dello stadio è naufragato tra i veti e gli errori, adesso c’è una nuova destinazione, Pietralata, e una dichiarata volontà di far presto. Può assicurare, sindaco, che alla fine del suo primo mandato vedremo, se non gli spalti, almeno il cantiere? «In campagna elettorale sono stato l’unico a non dire dove immaginavo lo stadio, perciò non confermo nessuna indiscrezione. Siamo impegnati con la società in un lavoro intenso e riservato. Comunicherò ubicazione e progetto quando avremo completato gli step necessari. Troppo tempo in chiacchiere è stato sprecato, adesso parleranno solo i fatti. Posso garantire che la collaborazione tra il Comune e il club funziona perfettamente. La condivisione di una comune responsabilità è il motivo dell’ottimo rapporto che si è creato con i Friedkin. Si tratta di persone serie, forti di una concretezza, una professionalità e una riservatezza più che mai necessarie quando si affrontano temi strategici». 

Ma i veti, le pregiudiziali e le resistenze culturali della sua maggioranza sembrano le stesse che indussero Pallotta a scappare, dopo anni di estenuanti e inconcludenti trattative. Non teme di ripetere il naufragio di Virginia Raggi? «No. Sento un grande supporto da parte della maggioranza dei cittadini ad avere l’amministrazione che decide. Dopodiché, noi deliberiamo dopo aver ascoltato tutti i portatori di interesse e valutato i problemi e i vantaggi che ogni decisione comporta. Prima di fare una scelta sui rifiuti, abbiamo lavorato per mesi. Poi, una volta convinti, siamo andati avanti per la nostra strada. Questo metodo di ponderatezza e coraggio vale per tutto, e corrisponde allo spirito delle forze politiche della mia maggioranza». 

La Roma senza Totti è ancora la Roma? «Francesco è un patrimonio della città. Dei tifosi romanisti e di tutti gli sportivi. Ed è anche una persona straordinaria e intelligente. Il suo futuro lo decide lui».  Ma lei, sindaco, non teme che la sua passione giallorossa possa costarle qualcosa, in una città dove il tifo è anche un elemento divisivo? «Sono un tifoso giallorosso da sempre, e certo non lo nascondo. Ma i romani sono persone serie e apprezzano la sincerità. Essere a Tirana è stato anche un dovere istituzionale. Se avesse giocato la Lazio, sarei andato lo stesso. Sono il sindaco di una capitale che ha due squadre di alto livello e ho il dovere e il piacere di avere la stessa attenzione e lo stesso rispetto anche per le tifose e i tifosi della Lazio». 

Lo striscione di Cristante e la linguaccia di Spinazzola: le FOTO più curiose della festa Roma
Guarda la gallery
Lo striscione di Cristante e la linguaccia di Spinazzola: le FOTO più curiose della festa Roma

Maglia Abraham: scopri l'offerta

Commenti