Faticanti: "Il mio mito è De Rossi, mi ispiro a Sergio Busquets"

Il centrocampista della Roma e dell'Italia U19 racconta i suoi segreti: "Ho conosciuto Daniele, gioco con il numero 16 per lui"
Faticanti: "Il mio mito è De Rossi, mi ispiro a Sergio Busquets"© AS Roma via Getty Images
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Giorgio Marota

Lo guardi giocare e pensi: questo dev'essere un fuoriquota. E invece Giacomo Faticanti, "de-rossiano" nelle movenze e nel modo di interpretare il ruolo di mediano, è il più piccolo di tutti. Non ha neppure 18 anni, eppure il ragazzo cresciuto a "pane e Roma" (nel mito di De Rossi) è tra i migliori centrocampisti dell'Europeo Under 19. Intelligenza tattica, predisposizione al sacrificio, fisico (è alto quasi 190 cm), lettura dei gioco altrui e capacità di far "cantare" la palla quando passa dai suoi piedi: secondo gli esperti ha tutto per diventare un campione. «Non lo so - dice lui, con umiltà - Io voglio solo avere un futuro». Carmine Nunziata gli ha costruito attorno l'Italia che oggi pomeriggio (ore 17, diretta Rai2) a Senec, in Slovacchia, affronterà l'Inghilterra nella semifinale europea. È una sfida da dentro o fuori che racchiude tanti significati per i nostri colori. Tre in particolare: i ricordi del trionfo di Wembley che inevitabilmente riaffiorano, il tentativo di riscatto di un movimento che cerca la cura nei giovani dopo il flop Mondiale e quei 18 anni trascorsi dall'ultimo titolo Under, cioè l'Europeo U21 del 2004 conquistato da De Rossi, Barzagli, Gilardino e compagni... mentre Giacomo era ancora nella pancia di mamma Claudia. 

Faticanti, è una partita che può cambiare la storia. 
«Direi di sì. Può cambiare la storia del calcio italiano e anche la mia e dei miei compagni. È forse la partita più importante della mia vita» 
 
Gli inglesi sembrano invincibili: 8 vittorie, 1 pareggio e 0 ko tra qualificazioni e fase finale, 22 gol fatti e 1 subito.  
«A settembre li abbiamo affrontati in amichevole, perdendo 2-0 ma giocando benissimo. Loro furono più cinici, noi sbagliammo troppo. Ora è diverso. Anche se la loro fisicità è tanta roba» 
 
Avete trovato le contromisure? 
«Con un pressing costante e giocando in modo aggressivo possiamo metterli in difficoltà. Nunziata ci chiede di dominare il gioco, di fare un calcio veloce e rapido. Sappiamo come colpirli, abbiamo le loro stesse possibilità di andare in finale» 
 
Dopo le vittorie contro Romania e Slovacchia è arrivata la sconfitta per 4-1 contro la Francia. Partita da dimenticare? 
«No perché per 70 minuti abbiamo tenuto bene il campo. Nunziata ha ruotato tanti calciatori, non ha utilizzato i diffidati, anche io ho sofferto da fuori. Ma al completo siamo veramente forti» 
 
Con il cervello di questa Nazionale proviamo a ragionare su temi importanti: è vero che i giovani in Italia giocano poco? 
«Sì, abbiamo meno esperienza anche se alcuni di noi hanno già avuto dei minuti in Serie A. I nostri avversari maturano prima, vengono da culture diverse» 
 
Come si inverte la tendenza? 
«Puntando di più negli Scalvini e negli Gnonto. Vedere i miei compagni giocare in Nazionale maggiore è stato emozionante. Hanno fatto un'ottima figura, significa che i giovani forti ci sono e bisogna credere in loro» 
 
Tira un'aria nuova. Vi hanno detto di tenervi pronti? 
«Io devo ancora crescere, quest'anno ho giocato titolare nella Roma Primavera ed è stata una grande esperienza per me. Chiaramente quando vedi i tuoi amici che spiccano il volo ti viene voglia di raggiungerli il prima possibile. Le porte sembrano più aperte rispetto al passato»  
 
Il modello di Giacomo Faticanti? 
«Senza dubbio Daniele De Rossi, gioco con il numero 16 per lui. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, un mito» 
 
A proposito di Inghilterra, guarda la Premier in tv? 
«Ovviamente sì, è il miglior calcio. Vanno a un'altra velocità» 
 
Ha un idolo in quel campionato? 
«Di centrocampisti forti ce ne sono tanti, ma il mio preferito gioca in Spagna: Sergio Busquets. Cerco sempre di imparare da lui» 
 
E la Roma cosa significa nella sua vita? 
 «Passione, sogni. Ho iniziato a giocare a Sora, a 4 anni, poi è arrivato il Frosinone, ma alla Roma devo tutto. Peccato per la finale scudetto persa con la Primavera, meritavamo un trionfo. Indossare la maglia della Roma è una fortuna e un privilegio che spero di vivere ancora a lungo per tanti anni. Voglio scrivere la mia storia qui» 
 
I meriti di Nunziata per la sua crescita? 
«Il mister mi ha sempre chiamato, mi ha sempre fatto giocare. Non gli è mai interessato il fatto che sono il più piccolo, l'unico 2004 in un gruppo di 2003. Lo ringrazierò per sempre» 
 
A proposito di Italia-Inghilterra: dov'era la notte di Wembley? 
«A casa con gli amici, poi siamo scesi in piazza a festeggiare. Sarebbe fantastico vivere un giorno, da protagonista, un trionfo con la Nazionale».

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